«lutti e valenti in qualsiasi disci-plina.
Accoglieva ospitalmente in suacasa il povero derelitto, cui soc-correva o con vesti o con dinari ocon iscritti rivolti a destare la pie-tà dei ricchi e dei magistrati. Diquesti era richiesto quasi cotidia-narnentc , e a niuno si rifiutava,godendogli l’animo di provvedere,almeno in tal guisa, alle necessitàdei veri indigenti.
Tale sincera notizia della vita edelle opere di Giovanni Volmarabbiamo voluto affidare alla storia,perchè si conservi ricordo d’ unuomo il quale, benché ricco dimolto e profondo sapere, volle vi-vere ignoto a tutti, intento unica-mente a raddrizzare le istituzionidegli uomini, e a volgerli, se maiavesse potuto, per via migliore.
P. Cecchetti.
RIVALTA ( Giuseppe Maria ).Bello specchio di ogni virtù è nel-la vita di Giuseppe Maria Rivalla,nato in Imola 1 ’ anno 1712 , daLuigi Rivalta e da AnnaTarlazziFerrarese ; che fu uomo di santocostume, nelle scienze sagre dot-tissimo, culto e valente letterato.La gramatica e la retorica apparònel seminario di Faenza; la filo-sofia dal Peggi in Bologna; e quivipure dal priore Gagnoli la dom-matica e scolastica teologia, e ilgiure canonico (studi a’qnali mag-giormente inclinava, addetto comefu alla ecclesiastica carriera ) ; epiù compiutamente nel collegiodei nobili dal Guidotti , istitutoritutti di profondo sapere e di as-sai chiara fama. Ricco di questescienze gravissime , non lasciò adun tempo di erudirsi nelle lingueantiche , nella eloquenza e nellapoetica; e queste nobili disciplineebbe comuni con molti illustri bo-lognesi di que’tempi : i due Fab-bri , il Ghedini, i tre Zanotti, ecol floridissimo Roberti e col celc-
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lire suo concittadino Camillo Zam-pieri, a’quali tutti per comunionedi animo e di studi fu poi semprecongiuntissimo: e come al giudiziodi quei sapienti modestamente as-soggettava gli scritti propri, e neaccoglieva con docilità di saggio ledesiderate sentenze , così dallapenna dello Zampieri non usciro-no que’carmi onde egli salì in tan-ta fama, se prima non ebbero lacensura del Rivalta: il quale, rigi-do seguace del vero, poiché mainon seppe dell’ amicizia o di altraumana passione far velo al giudi-zio, si mostrava sempre verso tut-ti sincero, anche a costo di riusci-re spiacente. Si privò del secolo;ed anche in Roma, ove fu, quan-d’ altri andava in traccia di onorie di fortune, egli si stava intentoa meditare i libri dell’ antica sa-pienza : né questo il rese per av-ventura od austero solitario od ar-rogante letterato: che a nobile ri-creamento conveniva nz\VArca-dia, alla quale appartenne col no-me di Patito , e cui diede saggiodel molto suo valore poetico ; enelle ragunate di dotti amici, overecando e poesie e prose da sécomposte, di quelli procacciavasiil parere e la critica , che poi conessi avvicendava. Tanti pregi ilresero caro all’ universale dellacittà e fu in istima singolare deivescovi e de’magistrati. Fatto cen-sore delle stampe, dottore, teologoe canonico della cattedrale, intesenon solo all’esercizio del sacro mi-nistero di sacerdote, ma ad istrui-re il clero da quella cattedra chetenne per ben trenta anni nel pa-trio seminario, sicché poi dallascuola di lui uscirono dotti ed e-semplari ecclesiastici. Fu scrittoredi esquisito gusto, e le sue operespirano eleganza e forbitezza dieloquio, castigatezza severa, dot-trina profonda. Di che vuoisi dar-gli lode anche maggiore per que-sto , che a quella età, in cui la