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[Volume terzo e volume quatro.]
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lingua e la eloquenza tuttavia sfi-gurate e guaste mostravansi per lebrutture che una smodata licenzaaveva nella scrittura introdotte ,nelle prose e ne’versi italiani sep-pe tenersi alla scorta de’migliori ;e, tenero com’era delle nostralidovizie, soleva dire , le grazie dellinguaggio , la retta collocazionedelle voci, il metro dell’ eloquioessere insperabili a coloro checome farfalla vagheggiano i fiorisceltissimi de’ classici scrittori ita-liani; nè potersene fare acquistose non da chi, vera ape attica, salibarne le purissime dolcezze ;laonde reputava iniquissimo ma-scherare con voci straniere le na-tie gentili fattezze dello italicoidioma, e lo stile di quelle barbareusanze di modi che ridondano diturgidezza di rispondenze e diquello spesso sentenziare che l’a-nima, al dire di Alfieri, ti dilaniae ti schianta. E questo avverò perbene nella lettera eruditissima in-diritta al chiariss. abate Ferri cheè in un volume intitolato Saggiodi prose e rime impresso a Pesaroper la Amatina il 1784, ove pureleggonsi alcune orazioni di sagroargomento e diversi elogi di chia-rissimi Imolesi letti da lui allapatria accademia degli Industriosi ,le une trattate con magniloquenzae dottrina di oratore, gli altri scrit-ti con quella semplicità che nèpecca di parsimonia , nè eccedenella ornatezza; narrati i fatti concandore di verità; la lode autenti-cata dalle virtù pubbliche e dalleopere; i difetti senza oltraggio delvero coperti da quel velame chelilascia solo travedere onde far ac-corto altrui a sfuggirli, non permenomare la fama dell’encomiato.Nè altrimenti muovono le rimesorelle di questi oratorii sermoni,e la dotta ed elegante latina ora-zione che va innanzi al sinodo delCardinal Bandi, vescovo d’Imola.Che se il pregio de’carmi di cui

fu autore il Rivalta ( non essendousciti in luce come in quel volu-me enunciavasi) non è per votopubblico stabilito, ebbero però gliscritti, da valentissimi contempo-ranei di lui, concordi onorevolisuffragi; i quali, quando venisseroresi pubblici, non saranno certa-mente smentiti. E già pure nefa nno fede la patria storia e lememorie biografiche di illustriimolesi, e più ancora le amplissi-me lodi che nella morte amara-mente lagrimata di quell’ illustrefurono da più valent’ uomini ce-lebrate, e che sono in un volumeimpresso pel Ginestri a Faenza il1786,1’ anno susseguente, cioè, aquello in cui nell’età d’anni 75di questa vita passò. Quivi si leggeun breve ma giusto e forbito elo-gio italiano del Rivalta scritto dalchiarissimo precitato biografo Gi-rolamo Ferri, una latina epistolaencomiastica del domenicano Dal-mata Velasti, uomo versatissimonelle greche e latine lettere , in-diritta all’eruditissimo minor con-ventuale Luigi Rossi Lughese, edaltra lettera italiana del Rossi, in-titolata all’ornatissinno conte Giu-lio Tomitano, che in bella latinaepigrafe commendò pur esso que-sto fiore di virtù e di sapienza: ilquale benemerito illustratore al-tresì della patria letteratura, saràsempre ai suoi concittadini di carae desiderata ricordanza.

Tiberio Pafotti.

COLLETTA (Pietuo), illustrestorico, nacque in Napoli a’ 23 delmese di gennaio dell’anno 1775.Nelle scuole elementari apprese irudimenti della lingua del Lazio ,nella quale in progresso di tempoandò sì avanti da poterne gustarele più recondite bellezze. Indi nu-trì la naturale vigorìa dell’ animodi pochi ma sodi ed eletti studii.Si dilettò delle istorie : in esse diniuno scrittore prendea maggior