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che andò pubblicando. Scrisseuna dissertazione contro le opi-nioni del dottor Cocchi, che pro-fessava medicina nello studio diPerugia, e leggesi negli opuscoliraccolti per 1 ’ ab. Calogerà. E neli^i 5 , col nome di-Pandolfo Mara-viglia, pubblicò alcune considera-zioni sovra i Cinque disingannichirurgici per la cura delle feri-te, composti da Antonio Boccacci-ni: alle quali considerazioni scrit-te con molta molestia, ed approvatedall’autorità del Lancisi e del Val-lisnieri, fu chi ebbe ardimento dicontraddire: ma ’l Calbi stampavatosto un altro scritto, ed avvertivail lettore che in quel piccolo opu-scolo era agitata una delle più im-portanti e celebri quistioni di chi-rurgia, e eh’ ei lo mandava in luceconfidando di recare alcun vantag-gio alla umanità : imperocché lavita , die’ egli, è ’Z maggior benedelV uomo-, ond' è troppo nociva latemerità di chi medicando non siappiglia alle più probabili e sodeopinioni. Così ’l nostro Calbi. Nonvuoisi anco tacere, che della scuo-la medica di lui uscì un eccellen-te ravegnano, Gasparo DesiderioMartinetti, che fece chiaro il suonome per un volume di fisico-me-diche dissertazioni stampate in Ce-sena nel 1769. Allo studio dellamedicina e chirurgia congiunse ilCalbi quello delle umane lettere edella poesia principalmente. Disseegli stesso che sino da’ teneri annisi sentiva tratto a quest’ arte divi-na , e che non potendo in nessunmodo abbandonare le muse, avevatolto a subietto de’suoi versi le co-se della filosofia. Diffatti insin dal1715 ebbe compiuta la sua operadella filosofia naturale; e fattalavedere a Pier Iacopo Martelli, aLo-dovico Antonio Muratori, ad Eu-stachio Manfredi e ad altri erudi-ti, mosso dai consigli loro , la mi-se in luce nel 1715, e nel discorsoal leggitore sono queste parole :
« Quando io difenda opinione, chepoco ti vada a sangue, pregoti aconsiderarmi come poeta; all’in-contro quando sentirò teco, m’ ap-proverai come filosofo : che in tuttii modi desidero di soddisfarti. S’eiti parrà eh’ io non sia troppo for-nito di forinole esquisite, di viveimmagini e di poetiche idee, potiniente all’ impresa a cui mi sonposto, e poi proferisci il giudizio, uQuesta opera è partita in cinquetrattati: del corpo naturale: delcorpo animato: dell’anima ragio-nevole: della prima cagione: dellemeteore. Ogni trattato è diviso intanti sonetti, ed ogni sonetto hainnanzi un bello argomento in pro-sa, eli’ è come il comento di queltal punto di filosofia. Si fanno inquesta opera (che i Giornali di queidì dissero scritta con assai graziae dottrina) belle e curiose osserva-zioni : come si formi la visione :come si rappresenti la varietà deicolori: come si renda sensibile l’o-dore, il suono, il sapore. Si ragio-na del tremuoto, della origine deifonti, del flusso e riflusso del ma-re e del vento, delle nubi, dellarugiada, della nebbia, della piog-gia, della neve, della tempesta, deltuono, del fulmine, delle comete,dell’iride: e con molta sottigliez-za d’ingegno si correggono alcunierrori del grande Cartesio e d’al-tri filosofi. A questo tenne dietroun altro lavoro, La filosofa mora-le, quella cioè che dà le regole di vi-vere onestamente, e regge le azio-ni della volontà. E' desso in similemodo descritto, e in cinque trat-tati diviso, in che si parla de’benie de’mali, de’vizi e delle virtù.Sopra tutto favellò a lungo del pia-cere e del dolore; imperocché eidiceva, che le altre passioni sonoo dilettevoli o moleste, in quantoche al piacere o al dolore si rife-riscono ; e pose in fine una canzo-ne su la bellezza. Pubblicò anchealtre poesie diverse, quando sotto