Band 
[Volume terzo e volume quatro.]
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de’naturali studi, allorché la (ilo-sofia e la critica botanica non era-no , ben può dirsi, che dopo ilcomparire di queste sino al Seba-stiani, cioè dopo le linneane sco-perte sino a’giorni nostri, nessu-no fu in Roma che di questo no-vello e più nobile studio desse se-gno nè in pubblico, nè in privato.

Adunque il Mauri, caldo di a-more per la botanica , facilmentesi acquistò la benevolenza del Se-bastiani, il quale guari non istet-te ad associarselo ne’ suoi lavori enelle sue ricerche principalmenterivolte a far fiorire la botanica lin-neana, e ad illustrare le piante delsuolo romano. Ciò avvenne nel-l’anno 1811, tempo in cui il Mau-ri interamente si rivolse a percor-rere le vicine contrade, ed a rac-coglierne attentamente le piante,cbe insieme col Sebastiani deci-frava: ed amendue di questa gui-sa preparavano il materiale, chepoi servi loro di fondamento all’o-pera pregiatissima , che congiun-tamente pubblicarono l’anno 1 818sotto il titolo di Florae romanaeprodromus exhibens centurias xnplantarum circa Romam , et incisapenninis pontificiae ditionisprovinciis sponte nascenlium se-nsuali sistemate digestas, aneto -ribus Antonio Sebastiani M. D.P. B. P., et Ernesto Mauri. Ro-mae 1818 apud Vinc. Poggioli R.C. A. typographum.

Se non che, l’infelice Sebastia-ni, addivenuto poco dopo clemen-te, non potè continuare nella bel-la associazione col Mauri. Chè anzifu mestiere dargli un coadiutore,o supplente alla cattedra nella ro-mana sapienza, perchè reso inettoa dettare precetti. Allora fu che sitenne il pubblico concorso perquesto novello uffìzio, ed il Mau-ri concorrente ad altri riportò dipreferenza la maggiorità de’ suf-fragi: perchè, nel 1820 cominciò asalire la cattedra, e di là a diffon-

dere que’ saldi principii, che giàfurono i principii del Sebastiani,ma che ebbero nel Mauri più e-stese vedute, più filosofico scopo.

Per la disavventura del Seba-stiani rimaso solo il Mauri nellaricerca e nella ulteriore illustra-zione delle piante romane, nonmancò d’animo e di sollecitudine.E vaglia il vero, non era per ancogiunto al suo termine il volgeredell’anno 1820, cbe egli pubblicòda per se solo un’aggiunta al giàrammentato Florae romanae pro-dromus , alla quale diè il titolodi Romanarum plantarum centu-ria decimatertia auctore ErnestoMauri. Rornae 1820, typis De-Ro-manis.

Il Sebastiani più non si riebbedalla sua sciagura, ed a sciagurapiù compiuta cessò di vivere nel1821, lasciando gran desiderio dise pel nuovo lustro che aveva pro-cacciato alla botanica romana, epel buon sentiero in che 1’ avevaricondotta in quell’archiginnasio.Tosto il Mauri divenne professoreordinario di fìtognosia nella Sa-pienza, e con ogni impegno si ri-volse ad ordinare e ad arricchiredi piante il giardino botanico alGianicolo, di che si era fatto no-vello acquisto per la munificenzadel pontefice Pio VII di onoratamemoria, e che al Mauri era statoaffidato. Sotto la direzione di luivi furono costrutte le stufe, dispo-ste a metodo le piante, regolati eabbelliti i comparti, aperta la cor-rispondenza cogli altri giardinid’Italia e d’oltramonte. Che più ?Agevolandogliene il modo S. E.il sig. duca di Montmoreney, allo-ra ambasciadore di Francia pressola santa sede, recossi il Mauristesso a Parigi nell’anno 1824,mosso principalmente dall’ardentedesiderio di farvi acquisto di scel-te e rare specie, onde abbellirnel’affidatogli giardino. Nè gli man-cò il divisamente prefisso ; perchè