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[Volume terzo e volume quatro.]
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degl’istrumenti. Sebbene ci stiasopra da (ungo tempo il bisognodi avvezzare i giovani italiani avolgere 1’ animo all’ esempio deimaggiori, e a non andare ammiraticosì di leggeri di tutto che ne vienedallo straniero, deggiamo ciò nondi meno confessare, che i metodivigenti nella estensione degli attinotarili, oltre che dispendiosissi-mi, non sono i più chiari, e dannospesso origine a interminabili liti,rovina d’intere famiglie. Negli attiin Francia, per causa d’esempio,tutto è così conciso, tutto è cosìchiaro, che ben di rado v’ha luogoa litigi: da noi per lo contrario tan-ta è la prolissità, tante sono le inu-tili ripetizioni,che bendi soventeinsorgono liti, le quali si avrebbo-no potuto altrimenti evitare. Astendere un istromerito in Fran-cia, per complicato che sia, bastaun foglio: qui a ricontro se ne ri-chieggono sei. A questo inconve-niente si arrogo l’altro, che pernon essere in Italia insegnata pub-blicamente la lingua come si do-vrebbe, i notai, non molto peritidella esatta significazione de’voca-boli, assai spesso scambiano le pa-role I’ una per 1’ altra, donde ven-gono infinite quistioni, cui i giu-dici non così di leggieri possonodecidere, giusta il diritto. Egli èperciò che su questo rapporto l’i-mitazione di quanto fanno gli ol-tramontani potrebbe riuscire digrand’utilità, e certamente di mi-nore dispendio. Sconcio è questocui pur troppo non verrà posto siagevolmente riparo, tanto più chei vecchi sono tenacissimi de’loropregiudizii, e comandano agli al-lievi di seguire il loro esempio,eziandio se conoscano la fallacestrada che battono, e ciò per 1’ or-goglio naturale ad ogn’ uomo.

Oltre le dette due opere il Ma-lucelli fece stampare alcune Rimein occasione delle nozze Bevilac-qua. Ferrara, per Pomatelli, 1700.

Morì il io giugno r723, e fu se-polto nella chiesa di Santa Mariade’ Servi.

Giuseppe M. Bozoli.

GENNARO (Antonio di), du-ca dì Beiforte e Cantalupo, prin-cipe di S. Martino, marchese diS.Massimo, nacque in Napoli a’27settembre 1718 da Andrea e Ma-rianna Brancaccio: e fu mandatoper cagione di studi al collegioClementine di Roma, dove diedeopera alle umane lettere ed allescienze. Ben disposto a poesia, fre-quentò 1 ’ Arcadia, dov’ ebbe nomeLicofonte Trezenio, e colla scortadel Lorenzini fecesi uno stile ra-gionevole, che non si levò a gran-de altezza, matennesi lontano dal-le stranezze del seicento: e fu am-mirato specialmente in alcuni ca-pitoli, che scrisse in morte dellamadre, dove mostrando venne laforza dell’Alighieri temperata col-la soavità del Petrarca. Ripatrian-do portò ne' suoi feudi 1’ amoredelle lettere e la beneficenza ; fin-ché tornato a Napoli fu ascritto al-le accademie d#l Portico, della Sta-dera e de Placidi. Il suo Omag-gio poetico per le nozze fermatedal suo sovramo coll’ arciduchessaMaria Luigia d’Austria fu tradot-to in francese per cura di CarloVespasiano, che lo dedicò al Di-derot . Fu lodato nel Journal desSavans , dal signor de la Lande, ilquale pregollo di esaminare e cor-reggere il suo Voj'age d'Italie. Al-tro poema il duca di Beiforte man-dò in Francia sul Cinto di Venereper le nozze di Luigi XVI conMaria Antoniettà d’Austria, chefu egualmente tradotto. Ne fu pu-re encomiato dal la Lande, e cen-surato dagli autori delle NovelleLetterarie di scienze, ai quali ris-pose con giudizio e moderazione.Per compiacere a Giacomo Mar-torelli scrisse alcune dissertazionisopra Omero, ed ebbe epistolare