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[Volume terzo e volume quatro.]
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commercio singolarmente coll’ab.Gio. Cristoforo Amaduzzi, come èa vedere nell’ Antologia Romana ,dove sono due lettere: nell’unadelle quali descrive l’eruzione delVesuvio degli 8 agosto <779, nel-F altra tenta dar ragione di unadensa caligine , che si osservò incielo dopo i tremuoti delle Cala-brie. Fu socio onorario della r. ac-cademia di scienze e belle lettere,ed uno de’ zelanti deputati del r.collegio Ferdinandiano eretto nella Nunziatella. Previde le tempestepolitiche, che avvolsero tanta par-te di mondo. Variava le ville al va-riare delle stagioni : poiché ora sta-va in Capodinionte, ora nelle vi-cinanze di Portici e Resina $ mapiù specialmente a Mergellina, do-ve avea un palagio nel sito cheFederico d’ Aragona donò al San-nazaro. Soffrì negli ultimi anniun colpo apopletico, e mostrò sem-pre molta rassegnazione iinchè trai conforti di religione mancò il 2tgennaio 1791. La regina Carolinad’ Austria entri) a parte del com-pianto di ogni ordine perla mortedi lui, e il principe della Roccellavolle onorarlo di un’ adunanza poe-tica con elogio del canonico Gio-vanni de Silva. Le poesie del ducadi Beiforte uscirono in Napoli nel) 796 presso Vincenzo Orsino conElogio storico scritto dall’ abateGio. Battista Paziani. Ne parla ilmarchese di Villarosa n e'RitrattiPoetici ( Napoli , 1826, pag. 187.).1 quali omaggi furono resi menoalla nobiltà e alle ricchezze, chealla conosciuta bontà ed all’inge-gno.

D. Vaccomni.

BRAGALDI ( Giovanni Dama-sceno j, nacque nel 1764 a Castel-bolognese in Romagna, dalla no-bilissima famiglia Bragaldi, da cuiuscì quel Giovanni Damasceno,decoro dell’ ordine Francescano,«aro sopr’ ogni altro a Clemente

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XIV pontefice massimo. Egli emolto onorò la patria sua , e so-stenne insigni cariche nell’ordine,e sarebbe pervenuto a somme di-gnità, se quell’ottimo principenon fosse stato rapito da morteimmatura. Nipote a costui fu Vin-cenzo Bragaldi, uomo lodatissimoe valente giureconsulto, il qualeprese a moglie Teresa Poggi, no-bile femmina, da cui ebbe un fi-gliuolo che dallo zio paterno funominato Giovanni Damasceno.Ma toccato appena il terzo annoperde il padre , e la tutela di luìpel testamento paterno fu lasciataalla madre, ed allo zio Carlo sa-cerdote. Nè così stettero lungapezza le cose, giacché la madre6Ì sposò a Vincenzo Bertolazzi ,e, morto lo zio , dal testamentodi lui ebbe a tutori quel donFrancesco Contoli, maestro e so-stegno della Romagna , ed il con-te Alessandro Ginnasi, uomo rag-guardevolissimo per nobiltà di le-gnaggio e propria. Questi avendoosservato splendere nel fanciullosegni di preclaro ingegno, reputa-rono esser buono il porlo fra glialunni del seminario faentino.

Quivi dapprima fu discepolo aFrancesco Maccabelli uutricatore,per così dire , della latina favella :passato poscia fra gli scolari diFrancesco Contoli, diè molta operaalle umane lettere, alle quali eraassai da natura inchinato. Per Ioche avvenne che sovra tutti ei fos-se carissimo al Contoli, che oltrele altre cose avealo in luogo di fi-gliuolo, aggiungendosi il vincolodella patria carità, di cui ad uomoonesto nìuna cosa può essere piùdolce, niuna più santa. Compitiquesti studii applicossi alla filoso-fia, e ne ebbe insegnatore AntonioBucci, versato non solo nella filo-sofia, ma eziandio in ogui generedi letteratura.

Compiuti di questa guisa i pri-mi studii, partissi da Faenza, ed