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[Volume terzo e volume quatro.]
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andossene a Boma, ove molto o-nestamente passò il resto di suaadolescenza. Appresso si recò aFirenze, e la fama del suo nomesonò chiara in quella dottissimacittà. Ed avendo divisato soggior-nare a Bologna, colà si ritirò , edivi usava dimesticamente cogli uo-mini più celebri, siccome il Filo-ni, i Ristori, i Valeriani, i Mon-talti, i Compagnoni.

Aperte e superate le Alpi , iFrancesi scorrono, sollevano l’Ita-lia colf arme : chiamano i popolia guerra, mettono innanzi agli oc-chi l’antico valore Italiano, le for-ze , l’impero ; occupano le mentiincaute colla speranza di novellafelicità; 55 nulla, dicono, essere peg-55 giore deira servitù : i Francesi55 scosso il giogo essersi posti in li-55 berta , ed ora compassionando55 all’ italica fortuna porgere la de-55 stia alla schiava, onde risalga al55 grado della dignità primiera 55.Delusi da queste parole e daun’apparenza di patria, tutti cor-revamo precipitosamente a quellearmi.

Al primo rompere della guerrail Bragaldi si ridusse in patria, ivieletto fra’magistrati studiossi di vi-vere a sè tranquillamente, e prov-vedere con tutte forze al pubblicobene. Nell’anno 1796 essendo alui per pubblico decreto affidatala cura del municipio sotto nomedi console, venne a quel Grandeil quale allora era in Bologna, eda lui recò i voti de’ popolani diCastelbolognese , ed insieme unlibretto ove narravansi i diritti, lelodi, l’origine di quel municipio.Diceva essere quello una coloniabolognese, una rocca fortissimanata per portar guerra a’popolidel confine. Udite tali cose restituìil municipio a’Bolognesi, ricol-mando il Bragaldi d’altissime lodi.In quel Generale invero e trovava-si liberalità somma , e ( ciò che èmirabilissimo ) un certo saper pe-

netrare cogli sguardi negli animiumani, sicché non sembrava poteringannare, nè essere ingannato.Il perchè, sendogli piaciuto assaiil Bragaldi, come colui che eragrandemente dignitoso dell’aspet-to e della favella, lo scelse fra’ se-natori di Bologna, e lo mandò am-basciatore al congresso di Modena.Questi onori noi fecero punto su-perbire, reputando egli essere ditutto debitore alla patria.

Costituita la repubblica cisalpi-na , ascritto al collegio du’iunioride’ quali era officio lo statuire leleggi, adoperavasi con ogni sforzo,onde alcune utilità si concedesse-ro alla patria sua, fra quali chie-deva vi s’innalzasse uno spedale,e così fosse provveduto al bisognodel povero, e alla pubblica salute.Questo fu fatto aldi là del deside-rio, giacché un edificio più como-do , più adattato e più eleganteappena si può trovare in alcunacittà della Romagna. Tralasciomolt’altri beneficii, de’quali col-mò la patria in ogni tempo, e ba-sti sia detto il Bragaldi avere vis-suto non a sè, ma alla patria.

In codesti tietnpi convenivano aLione quanti avea l’Italia uominivirtuosi a udir la sentenza delleitaliche sorti. Di questo numerofu il Bragaldi, il quale avendo ioudito sovente favellare di ciò, ma-ledicendo quella giornata, esecra-va la disonesta violenza, e la sfron-tata cupidigia degli uomini.

Reduce in patria, ebbe moltetraversie col governo; mentre,non usato alle male arti del regno,era al sommo abborrente delle a-dulazioni. Ed avendo come vice-prefetto retta lungamente con lo-de universale la provincia imolese,statuì passare la rimanente vitalontana da’pubblici impieghi, talche l’animo libero da tante mise-rie, e tolto a tanti pericoli, alquan-to potesse riposare, e godere delbeato ozio delle muse, se l'avessero