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[Volume terzo e volume quatro.]
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i tempi concesso. Molte cose peròio addussero a non ricusare lacura del patrio municipio, perchètutte le speranze della patria a luisi appoggiavano; nè egli le defrau-dò, superolle anzi molto ed assai.

Stabilita la pace all’ Europa dal-1’ arme degli alleati , e riordinatele cose, Pio VII dalla prigioniafrancese fece ritorno alla sua sede,e viaggiando gloriosissimamenle aguisa di trionfante per mezzo a’popoli ed alle città congratulanti*dimorò brevemente a GastelJjoio-gnese. Tutti i cittadini letiziandoportaronsi incontro al principesantissimo, ed il Bragaldi, devotoa tanta dignità e maestà, si presen-tò primo di tutti al cospetto delpontefice. Questi accolse con mol-ta benignità le congratulazionide’ popoli, ed ebbe a grado spe-cialmente il Bragaldi, giacché eraa lui familiare quando teneva ilvescovado imolesej e da quel tem-po a lui soprammodo caro ed ac-cetto. Il perchè e primo di tutti

10 ammise al bacio del piede, egiunto a Forlì rimandò monsig.Domenico Ginnasi, il quale persua parte grandissimo grazie gliriferisse.

Essendosi il Bragaldi recato aRoma per diporto nel *817, odivi alcuni mesi trattenuto, pertos-si al papa, e sperimentò in singo-iar modo 1’ umanità di quel prin-cipe cortesissimo. E congedandosiumilmente da esso, perchè , disse

11 papa , volete voi partire e la-sciarci cosi presto ? Per le qualiparole sarà aperto ad ogni uomoquanta benivolenza ei portasse alBragaldi, il quale , se alcuna cosaavesse dimandata, non avrebbe-la di certo dimandata in vano. Malo richiamava in patria l’amoredel dilettissimo figliuolo Vincen-zo ■ laonde posposta ogni speran-za , tostamente si parti da Roma.

Giunse in patria e dalle labbradi un ledclissimo vecchio ricevè

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rultimo bacio filiale, non il figliuo-lo. Da questa sventura fu addolo-rato gravissimamente, talché pri-ma perdette la vita che il deside-rio del figliuolo dolcissimo. Men-tre de’ figli che ebbe dalla moglieAnna Rossetti amava di grandissi-mo amore Vincenzo, sì per la ma-ravigliosa bontà e probità del gio-vauetto , sì perchè fin da’più te-neri anni dava segni di perspicaceingegno, e di quasi senile pruden-za. Morto lo pianse amaramente,e le lodi del fanciullo adornò coiversi italiani stampati in Faenza,così disacerbando col canto il suodolore paterno (1). Innalzò in unasua villa un tempietto ove avesse-ro riposo le ossa del figliuolo edella moglie già morta, ed ove ineterna quiete dormirebbero le es-sa sue e quelle de’ suoi. A questoluogo recavasi sovente, e, meditan-do nostra natura mortale, bagnavail volto ed il petto di soavissimopianto.

Aggravato dalla età cadde infer-mo , e scrivendo a me pochi dì.prima della morte, la mentovasi diessere gravemente afflitto da maldi stomaco ; essere egli vecchio,dover cedere al destino ; serbassinell’animo la memoria di lui, ericevessi restremo addio dalla boc-ca d’ un amico innanzi la morte.Leggendo queste cose non potei ameno di non bagnare quel fogliodi molto lagrime. Dolevami diperdere un uomo e di molta sa-pienza e di somma pietà. Aggiun-gevansi gli studii comuni, pe’qualimi tornava più doloroso 1’ esserprivo d’ un tanto compagno, e so-cio delle mie lettere. Che diròdell’amor suo verso Dio, la patria,gli amici? Che della liberalità neipoveri ? Di questa restano a’ po-steri durevoli monumenti. Il com-pianto delle esequie provò quanto

(1) // Pianto paterno , Sonetti piòvolte stampati ed accolli con lode.