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ei fosse grato ai cittadini ed al po-polo. E chi «enea lagrime potràgiammai richiamare al pensiero,o ridursi a mente quel giorno i 7febbraro 1829, quando si sparsela novella che il Bragaldi avevaposto pio e santo fine al viver suo?Erano i buoni di dolore e mestiziaoppressi, piangevano un protetto-re i poveri, tutti i cittadini un pa-dre. Visse 65 anni e 5 mesi. Dopola morte di lui i medici venneroa contesa sulla malattia, e diederoa luce opuscoletti pe’quali non ap-parve manifestala perizia dell’arte.A che alla fine tante questioni mor-to il Bragaldi? Ma che dico io mor-to? Vive egli, e vivrà mai sempre,nè lunghezza alcuna di tempo var-rà giammai a cancellare la memoriadi tant'uomo, finché durerannofra noi in qualche onoranza i buo-ni cittadini e le muse (1).
Giinf«ancbsco IUmbeili.
LAGHI ( Antonio ) . La Roma-gna, sempre ferace di chiari inge-gni, si loda anche di Antonio La-ghi, che nella luce del secolo xviiitenne vivo f amore della linguadel Lazio. Egli nacque in Faenzail 2 giugno 1728 di Filippo edEufrasia Strocchi, coniugi onestis-simi. L’ educazione di lui , noncommessa ad estranei, mostrò chemeglio già non può aversi , cheda’ genitori : il padre istesso lovenne informando con molto amo-re de’principii delle lettere, e ne’ri-creamenti della prima età, ne’qua-li suole esser meno la vigilanza,non lo abbandonò. Dalla scuolapaterna passò al Seminario fioren-te di belle istituzioni e di ottimimaestri, tra i quali ricorderemo a
(1) Deità P“ita di Giovanni Dama-sceno Bragaldi , Commeritarietto latinoed italiano , Forlì, dalla lipogr. Casali,i 832, ove il latino è del protesa. G. F.Montanari, e l'italiano del Itambelli.
cagione di onore Guglielmo Igna-zio Graziani di Bagnacavallo, eh»coi precetti e più colf esempiode’ classici italiani e latini, e suoproprio, i giovani innamorava deibello stile. Gustando quant’ altrimai il fiore dell’ eloquenza, il La-ghi non toccava i 17 anni di età,che dettava versi piacevolissimi. Efortunato non pure d’ ingegno ,ma di costumi, fecesi uomo di chie-sa. Fama di lui venne al vigilan-tissimo vescovo Antonio Cantoni,che lo volle suo segretario : nelquale uficio il Laghi stette tre an-ni con tale modestia e rettitudine,che più non potè va desiderarsi. Di29 anni fu fatto rettore a S. Mar-tino in monte Fortino, luogo ro-mito a 6 miglia da Faenza: ivi piùpadre, che pastore di anime si di-mostrava: e su quella cima lungidai romori della città si stette bea-to ne’ suoi studi. Negletto del-1’ esteriore, come quegli che solodell’ animo si occupava, lo avrestiveduto venire talvolta in città etornarsene cavalcando un male ar-rivato mulo, a cui il peso delle bi-sacce e del Cavaliere piagava i lom-bi ed il dors:o, tanto, che il Berniavrebbe detto :
Se gli è qualcuno, a cui vogliate male,JJategli a cavalcar questo animale.
Ma in quel beato ritiro il Laghivivendo quasi tutto agli studi deble lettere, gustò il fiore della lati-na eloquenza, e si piacque singo-larmente di tradurre. Gli Amoridel Savioli essendo in gran voga,tolse a recarli pulitamente in ele-gie latine alla maniera di Ovidio,e ne fece dono al publico nel 1764-Era da nove anni in quella solitu-dine, quando lo colpì la morte deigenitori l’uno appresso dell’altro :e, comecliè gli studi lo ricreassero,non potè più vedersi in que’ de-serti luoghi, che prima aveva indelizie. Pertanto a’ conforti degli