amici ripatriò, e fu parroeo di S.Croce in Faenza del 1767: il ri-torno di lui fu quasi un trionfo :rara, cosa agli uomini egregi nellapatria loro. Datosi a più gravi stu-di, si pose a tradurre i Salmi Da-viddici con varietà di metri latinicome dimanda la varietà degli ar-gomenti: e riuscì a meraviglia, co-in’ è a vedere singolarmente nelsalmo raii reso in versi asclepia-dei, nel xor in versi elegiaci, nelxvii e civ in versi eroici: tutta laversione de’salmi uscì in FaenzaFanno 1791,0 di nuovo l’anno1795. Ancora si piacque di porrein versi latini una settantina deimigliori sonetti di autori antichi emoderni; ma, come di opera inogni parte non perfetta, difficil-mente s’induceva a publicarli ; senon che, vinto dalle istanze degliamici, li diede fuori nel 1807. Piùche ottuagenario, finì di renderein Versi elegiaci il Cantico de'Can-tìci : ed in eroici i due canti diMosè : in elegiaci il libro dell’ Ec-clesiaste, ed in esametri il Librodella sapienza-: e li diede fuori nel1809 donandone il titolo a StefanoBonsignore vescovo, giudice diquesti studi spertissimo. Più coselasciò inedite, che meriterebberoF onore della stampa. Ora parlan-do delle domestiche virtù di lui, èBello osservare, che dopo la mortede’ genitori egli fu ai fratelli suoiin luogo di padre, ed accrescendoonestamente il patrimonio e con-servando la lode dei costumi, giovòla famiglia già chiara di antichiesempi di virtù e di prudenza.Della sagacità del Laghi fu cono-scente quell’acuto giudizio di Sci-pione Zauelli, il quale col favoredel principe avendo compita lagrandiosa opera del Canale navi-gabile, che va da Faenza al Po diPrimaro, non dubitò morendo dilasciare a lui con altri specchiatiuomini della città la cura di quel-la amministrazione, che in parte
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è vòlta a provedere di dote onestefanciulle e di sussidio poveri infer-mi. Pieno di prudenza e di affabi-lità, fu caro a tutti eziandio neitempi più difficili ; carissimo adAntonio Bacci, Lorenzo Fusconi,AngeloFabbroni, Alessandro Bian-coli, Tosetti, Contoli, Maccabelli,sue dolci amicizie. Rifinito daglianni, ebbe già a sentire gl’ inco-modi dell’ età, e li sopportò conpazienza sino ai 7 gennaio 1811,che mancò alla gloria delle letteree della patria : per lo che lasciò disè gran desiderio, che è ben piùda pregiarsi di sontuosi funerali.Chi volesse sapere delle forme dilui legga ciò che ne scrive Bernar-do Montanari paroco nel Comen-tario dedicato al vescovo Bonsiguo-re : Statura fuit iusta, corporeexili, macroque potius quarti suc-coso. Facies livens, et a plumbeoquodam colore subfusca, Oculicaesii, exigui, intra cavos orbesvalde recedentes, iique longe po-sila minime cognoscentes ■ verunisi propius quid inspicerent, supra
Jidem acutissimi . Nasus
elatus, nec aduncus tamen, calvi-ties praematura. Gestu, cultu, ser-mone, modicus fuit-, adeo ut quimagnos viros oculis metiri, etspecie aestimare solent, viso au-ditoque Lachio Lachiam quaere-rent. (1) Così in lui si avverò quel-la sentenza delle sacre carte: Do-ve è umiltà, ivi è sapienza.
D. ViCCOUNI.
(1) (De vita et scrìptis Antonìi La-chii, Faventìae, 1812, typis Contii). An-che il conte Ferdinando Pasolini pian-se il degno concittadino con que’versi,che cominciano
Tutte piangete voi Latine Mute.
E voi Latine pur Grazie piangete
( Sonetti — Faenza, 1832, per Monta-nari e Marahìuì).