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i’erudiziotia del toscano e latino i-diorua, quanto grande la premura,la dolcezza, la facilità, la diligenza,onde comunicò il suo sapere alutti quelli, che furono affidati al-la disciplina di lui. Nè meno deglialunni suoi gli procacciarono lodeed onore i poetici componimentiche pubblicò. Questi sono l’ Epi-stole eroiche italiane-, il Bue, poe-metto diviso in tre canti; Tre libridi latine e toscane Rime varie diargomento, di stile, di metro, aiquali, stampati in diversi tempi, eidiede il nome di Selve. In tali pro-duzioni si ammira fluidità, elegan-za, ottimo stile, e vero gusto dipoesia: specialmente poi V Eroidivengono da taluno giudicate unlavoro eccellente in tutte le sueparti. Il Quatrini, giorno e notteintento agli studi, essendo già vis-suto esemplarmente ottant’ anni,mori il dì lo novembre 1827 nelseminario e collegio d’Osimo, acui indarno cercarono involarloaltre città. Fu pianto amaramenteda’poveri, a’quali ora con occulte/Sovvenzioni ora con raccomanda-zioni non cessò mai di giovare, eda ogni altro genere di persone ;HienIr’ egli colle affabili sue ma-niere, colla giovialità sempre u-guale in lui nella gioventù, nellavecchiezza s’era guadagnato l’af-fetto e F estimazione d’ognuno.
N. JV.
CHERSA (Tommaso), nacquein Ragusa a ’5 di aprile 1782 e fu-rono suoi genitori Stefano, e Ma-ria Boscovich. Ebbe a maestri ifratelli Urbano e Francesco Ma-ria Appendini delle scuole pie ,questi professore di belle lettere,quegli di filosofia; e Luigi Ercintilo erudì nello studio delle leggi.Nel 1 8 o 3 àr-diede al viaggiare, emessosi in via per l’Italia, fu inRoma, dove strinse le più careamicizie, cioè quelle di GiuseppeMarotti, di Francesco Cancellieri,di Gaetano Marini, di Luigi Bion-di, di Giulio Perticati; ed in altra
città poi le non meno desiderate,• lodevoli di Luigi Lamberti, diGiuseppeSolari, di Vincenzo Mon-ti, e di quanti in somma fiorivanoancora a que’dì per ogni manieradi scienza e di lettere lodatissimi,fra’quali non è certo a tacersi, diquel gran difensore coll’esempioe colle opere del nostro volgare,Antonio Cesari, che lui morto agli11 luglio 1826 onorò di elogio la-tino, voltato anche in italiano, im-presso in Verona co’ tipi del Li-banti, 1827. Fu il Chersa peritis-sima delle lingue italiana, latina,inglese e francese.
E nel corso della vita sostennecon nobiltà ed integrità senza pa-ri varii pubblici incarichi, e fraquesti merita di essere ricordatoquello di sopraintendente genera-le, ed amministratore degli Ospizitutti di Ragusa. I suoi amici piùcari in patria furono l’illustre fra-tei suo Antonio gran latinante, eLuca Stulli medico e letterato,che fu di bella fama. I suoi scritti,benché pochi di numero, mostra-no aperto di quanto largo capitaledi lettere fosse egli fornito, e sonoi seguenti:
1. Della vita e delle opere diMonsignore Giorgio Ferrich, Di-scorso, Ragusa, per Antonio Man-tecchini, 1824. 2. Della vita e de-gli scritti dì Dìdaco Pirro altra-menti dello Jacopo Flavio Ebo-rense,Commentario, Firenze, nel-la stamperia Magberi, 1826. h. De-gli illustri Toscani stati in diversitempi a Ragusa, Commentario. InPadova, tip. della Minerva, 1828.
3 Nel Tomo 33 del Giornale Ar-cadico a carte i 55 e seguenti silegge una lettera dell’ Ab. UrbanoLam predi al signor Marchese Giu-seppe Antinol i intorno a varie co-se spettanti alle opere di Tomma-so Chersa. Questa lettera è prece-duta da brevi parole del MarcheseCommendatore Luigi Biondi.
Nel volume 3 z del giornale me-desimo a carte 210 si legge u*