l’istnizione e l’educazione pubbli-ca, ordinando buone regole pergl’ istituti della beneficenza, e pro-movendo la vera carità, l’amore al-la religione e al culto divino. Rac-colse nella Cattedrale le reliquiede’ Santi disperse qua e colà perle chiese , e le collocò dignitosa-mente. Parlava in volgare dal pul-pito al suo gregge con frequenza,e il fior della gente accorreva adascoltarlo per la rara dottrina, perla bella condotta e per la soavitàde’suoi sermoni. Nè solo gli avven-ne questo in Faenza, ma in Milanoancora, quando per la sua qualitàdi canonico teologo vi recitavadiscorsi e lezioni, e così in Vene-zia. Coi Card. Legati Malvasia,Rusconi e Rivarola pose quell’ope-ra che per lui si poteva a bene del-la Romagna. Lettere dell’ Emo.Consalvi Segret. di Stato trovatesidopo la di lui morte, mostrano la fa-migliarità in cui era col medesimo.11 suo conversare splendeva peraffabilità, per erudizione d’ ognimaniera, per amenità e per cogni-zione profonda delle cose umanee del secolo. Dei classici latini eraperitissimo e massime di Orazio,che formava la sua delizia. Anchequando correggeva si era tratto abenedirlo. Soleva dire con fre-quenza: Non sono nato un signore .Ogni persona di alta qualità cheda Faenza passasse, onora vasi diirlo a visitare, ed era accolto conquella cortesia che pareva naturain lui, e che seppe mantenere nel-la convenienza della sua qualità.Pieno di tali meriti, nell’amore ditutti i buoni, avuti a sua inchiestai conforti della religione, partìcompianto amaramente da questaper una vita più beata e più sere-na il ?,3 decembre [SS26, essendovissuto sano e vigoroso anni 88 emesi dieci.
Domenico Antonio Fikini.
TERRACINA (GnwtUBo), ai-to in Napoli l’aimo 1-^0, ebbe pergenitori Michele della città diManfredonia in Capitanata, e Ce-lìdea de Torres, famiglia Spa-gnuola, il cui padre esercitava laprofessione di avvocato.
Michele da prima tenne scuoladi diritto fin ad avere da trecentoo quattrocento uditori , e nel de-cennio poi fu chiamato ne’ tribu-nali, e morì a Campobasso, giudicedel Tribunale Criminale.
Il Gennaro ebbe gusto e talen-to per le belle lettere. Si fece co-noscere con alcune Rime, di cuiparte abbiamo in istampa, e partoesistono manoscritte. Scrisse alcu-ne vite nella Biografia Napole-tana.
Nel 1820 pubblicò un piccioloromanzo in prosa intitolato: Tut-to è ordine.
Nel iS2t stampò la Buccolicadi Virgilio in versi volgari, cheindi migliorata d’assai mandò ma-noscritta al concorso delle opere aFirenze, nel precedente quinquen-nio. Ila tradotto in versi italiani :Priapeia , sive diversorum Poeta-rum in Prìapum lupus, sull’ edi-zione del Salyrìcon dì T. PetronioArbitro. Amsterdam i 663 . Questaversione è rimasta inedita.
Morì ai 1 ottobre i 832 nell’O-spedale de’ pazzi della città di A-versa, dopo parecchi mesi di follia.
N. N.
GIACONI (Vincenzo). Se unD izionario biografico si limitassea parlare dei sommi che onoraro-no le lettere , le scienze, le arti ,sarebbe opera che, per nostro av-viso , riescirebbe opportuna allecrescenti speranze della società ,della patria , alle quali è mestieridir molto in poco tempo, e mal siaddice l’avere a sprone d’alto sen-tire e di nobili imprcnditncnli unlibro, in cui pochi veramente de-gni di rinomanza stami frammisti