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[Volume terzo e volume quatro.]
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ai molti che non mcirono dallamediocrità. Ma la storia dei pro-gressi dello spirito umano , nonpotrebbe starsi contenta di unascelta così severa, chè ne’ suoi fa-sti dee noverar anche quelli i qua-li, non giunti all’ apice della cele-brità , pur s’ ebbero il merito direndere perenne il culto di questoo di quel ramo, e di essere statidove i vindici, dove i depositari!del vero o del bello. D’altrondele glorie municipali sono un idolodi cui le nazioni vanno assai tene-re, e vedrebbero a malincuore ob-bliato un lor cittadino solo perchènon fu un Archimede fra i mate-matici, un Tiziano nell’arte dianimare le tele , un Canova nellascultura. Tutto questo vuol dire,che se starebbe assai bene peigiovanetti una biografia scelta,sarebbero degni di riprensione idotti se in tale argomento non a-vessero posta mano ad una colle-zione di lunga lena, come si è fat-to in Francia ed altrove. Se questisensi possono servire di risposta acoloro, che mossero e muovonoquerele intorno ad alcuni nomiche incontrano nei dizionari bio-grafici, porranno al coperto di o-gni censura chi nell’articolo pre-sente divisa di far qualche paroladell’ intagliatore Vincenzo Giaco-ni, il quale non fu certamente unMorghen, ma trattò con molto a-more, e con una specie di novità,quanto alle maniere, il bulino.

Trimignone, picciola terra delPadovano, correndo l’anno 1^60,gli diede i natali. Scorsi i primierudimenti, giovanetto si riparòa Venezia con animo di procurar-si un’onesta ed utile occupazione.Natura gli fece sentire, che nel-l’intaglio non avrebbe perduto isuoi giorni. Docile a questo invi-to, invocò il magistero del Fitte-vi , che allora godeva gran fama ,precipuamente per quella sua fog-gia d’incider# ad un solo taglio,

praticata alcuni anni prima a Pa-rigi dal celebre Melan. D’ause»carattere, docile, attento, operoso,si guadagnò 1’ affetto del buonmaestro per guisa, che il riguar-dava come un figlio, ed era prefe-rito ai molti che frequentavanoquello studio. Giunto il momentodi operare da sè, cominciò a pre-star l’opera sua ai negozianti distampe ■ e come le più meschineretribuzioni entravano nei calcolidella sordida loro avarizia, cosiquell’artista dovea lavorare a prez-zo vilissimo. Non per questo tra-diva l’arte: l’onore era il suo nu-me. Quantunque gli fossero fami-liari le svariate maniere d’inta-gliare, pure la riverenza professa-ta al suo precettore, non disgiun-ta dal proponimento di andarseneun poco più in là, di trarne unmigliore partito quanto alla fini-tezza, all’ effetto, gli fecero prefe-rire il più delle volte l’incisionead un solo taglio. Al buon voler#corrisposero i fatti, e quanti han-no presente il bulino del Melan ,del Pitteri, e gl’ intagli più accre-ditati del Giaconi, sono nella ne-cessità di attestare che quella gui-sa d’incidere non poco ci ha gua-dagnato. E perciò faremo ragionaa chi consecrando al Giaconi, pas-sato fra i più, una modesta iscri-zione, dettò: Vincendo . Giaco -nio . Patavino . Sculplori . Linea-ri . Aere . Caelando . Melanum .Et . Pitterium . Supergresso . ec.E aggiungeremo che s’ ebbe grantorto, chi, destinato ad approvarequelle poche parole, stette alquan-to in sul dubbio, avvisando chefacessero onta al Melan ed al Pit-teri. E vuol dire che egli non sep-pe avvertire come la condizionedelle arti sia di progredire , e chifa meglio, le onori senza meno-mare la fama dell’antecessore. In-crebbe a taluno che il Giaconi dipreferenza lavorasse a quella ma-niera , riflettendo che ve u’ ha di

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