i più destri ed i più conosciuti glicontrastavano la preferenza, forseperchè non sono molti i mecenati.Ond’ è che prese il partito dellaminiatura; l’esecuzione più breveprocura all’artista un guadagnopiù presto, e il prezzo, a cose e-guali, più mite, rende più facili epiù frequenti le ordinazioni. LaMaddalena a cui da prima si ac-cinse per esercitare il suo ingegnopittorico in quel genere, e l’altrache fece da poi pel prof. Marsand,sono di tale bellezza, che i più in-telligenti non esitarono di giudi-carle degne d’Isabey e d’Augustin,i più celebri, come a tutti è noto,fra i miniatori di quella stagione.Bernardino Renier s’ebbe la primain dono dai fratelli del Tumicelli;ma il dono fu ricambiato coU’olfer-ta generosa di cento zecchini. Sa ilcielo il destino dell’altra! V'ha chifa tesoro dei dipinti per amore delbello, e v’ ha chi gli acquista pertrafficarne. Con eguale valore ese-guiva i ritratti, che a quando aquando gli eran commessi. Nonavea forse il talento di colpire per-fettamente gli originali che pren-deva a copiare, ma aveasi quellodi presentarli vivi e parlanti, dinon mancare a veruna delle leggiimposte a chi eserciti quell’artecon senno e colla perizia dovuta.Purissimo era il disegno: morbidee fresche le carni: emule dellanatura le tinte, le graduazioni, lesfumature: vero, franco e disin-volto il piegare dei panni. I Ri-tratti eseguiti per ordine d’Ippo-lito Pindemonte, di Salvator Vi-gano, del Barone di Lederer, dicolta Giovane , che fu da poi suacarissima alunna, pienamente loattestano. Ma il dipingere ad olio,lo svolgere vasti concetti, il trattarela storia, era il più ardente de’suoidesiderii. E sarebbe stato esauditose crudelissima tisi non avessetroncato il filo a’suoi giorni, quan-do per favorevoli combinazioni e-
rasi accinto a grande • nobile im-presa. Venuto a Padova, per invo-care un lenimento a" suoi malidall’ abilissimo Dr. Zecchinelli ,ebbe a conoscere il veneto patri-zio Bernardino Renier testé men-tovato. Quest’ uomo illustre , cuigli abili artisti non si presentava-no senza la sicurezza di utile pro-teggiraento, non solo gli fu largodi mille cure affettuose , ma lo e-lesse a precettore di coltissima gio-vane, e gli ordinò un quadro alle-gorico, che dovea rappresentareil Tempo che scopre la Verità al-la Storia. Ltiguardo ai suoi tratte-nimenti colla nuova alunna era unpiacere l’udire con quanto calore,con quale filosofia parlasse dell’ar-te a lui cosi cara. Riguardo al qua-dro cui doveva por mano, malgra-do il rio malore che da mane asera opprimealo , quasi ringiova-nito e risanato da un’ ordinazioneche aprivagli il campo a mostrareil suo ingegno, si accinse tosto al-lo schizzo, e lo condusse con tan-to amore, con tal finitezza , che ipiù veggenti il riguardarono comeun lavoro degno di stare da sè.Non era il Tumicelli un artista dimoda cui piacesse 1’ improvvisare.Tenea fermamente, che nei temipittorici si avesse, in certa guisa,a preludere coi bozzetti , comepraticarono i sommi maestri, perfar quindi luogo a quelle modifi-cazioni, a quei pentimenti, chefossero chiesti dall’indole dell’ar-gomento, da quei tanti elementiche decidono del pregio di un di-pinto, quali le non violate costu-manze dei tempi, il vero caratteredegli attori, l’espressione nè fred-da , nè esagerata delle passioni,l’unità dell’azione, gli opportuniepisodii. Avea presente quella sen-tenza di Orazio: utpictura poesis;e come non facea gran conto de-gl’ improvvisatori di versi, non sa-peya stimare gran fatto quei delletavole. Si può ammirare lo sforzo;