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egli compì con pieno soddisfaci-mento d’ognuno. L’ampia biblio-teca principesca valse a fornirlo diquei tesori di erudizione di cuiseppe arricchirsi l’animo; e già colsolo mezzo de’ libri appresa la lin-gua francese, voltava da essa nellaitalica il Trattato della pace inter-na. del p. Lombez in cui si atten-ne alla possibile fedeltà, senza to-glier punto a quella soavità chescende al cuore , lorisveglia, edall’ amore del suo Dio efficacemen-te Io anima. E perchè la sua faticaottenne plausi, gliene fe’seguirealtra d’ uguale natura , che fu ilvolgarizzamento della Storia del-le rivoluzioni della repubblica ro-mana dell' ab. F’ertot, che arricchìdi note critiche ed erudite ; e sireputò miglior® delle altre che sen’aveano ; venendo por essa in co-noscenza del p. Michel Angelo To-ni generale de’ eh. ministri degliinfermi, ch’ei scelse a suo diretto-re di spirito, e cui si legò per sem-pre della più vera e soave amici-zia. I pregi di lavori siffatti il fe-cero accogliere nel 1788 fra i com-pilatori del giornale ecclesiastico.Toccava già il trentesimo settimoanno , c non anco erasi indotto aricever gli ordini sacri, nè il fe’chenel 1787 persuasovi dal p. Toni.Mentre preparavasi a ricevere ildiaconato, concedutosi onorato ri-poso all’ ab. Bernardino Ficoroni ,che professava umane lettere nel-1’ università gregoriana , il card.Zelada che ad essa presiedeva sen-za sua richiesta tal cattedra gli con-ferì. Non la ricusò egli, ma più dibuon grado avrebbe salita quelladi storia ecclesiastica in cui era ver-satissimo; e vacando in fatti talcattedra nella Sapienza, scese in ar-ringo con valenti competitori fracui il celebre p. Zaccaria, che ven-ne eletto. A mostrare però comenon erane indegno, stampò la Dis-sertazione sul pontificato massimonon mai assunto dagl' imperatori
cristiani ( che era il tema propo-sto ) ; libro pieno di critica, di eru-dizione e di morale: e che crii vai-se tanta estimazione, da venire ilseguente anno (1790) ascritto allaaccademia etnisca di Cortona. Ap-presso a questo, lasciati i più seve-ri studii, interamente volse l’ani-mo all’ imitare gli scrittori del se-colo d’ Augusto, nel che riesci so-pra ogni espettazione, aiutato pri-ma dal consiglio del Giovenazzi ,poi del barnabita piemontese p. Ca-valieri. Undici anni avea già spesinello istruire i giovanetti, quandoall’entrare del 1798, invaso daiFrancesi lo stato pontificio, la larvadi republica che allora sorse, espul-se da Roma i sacerdoti stranieri ;laonde ei dovè ritrarsi alla patria ;ma calmata in breve la procella, edeletto a pontefice 1 ’ immortale PioVII, il n. Arpinate tornò a Romaove passò alla cattedra di eloquen-za latina c lingua greca. E qui aprò de’ garzonetti cui vien guasta-to il costume da malvagi libri chesciaguratamente cadon loro fra ma-no, imprese alquante Lettere filo-sofiche contro l’ uso de' cattivi li-bri; che, distratto da laboriosi in-carichi, non potè pnhlicare giam-mai. Non è però che lasciasse dientrare nell’argomento pungendoin una delle latine orazioni,che so-lea dire al solenne riaprirsi deglistudii, gli antesignani della incre-dulità. Instituitasi in Roma l’acca-demia di religione cattolica, vi fuannoverato, e vi lesse Dissertazio-ni piaudite. Niun saggio di latinaeloquenza erasi peranche prodottoda Ini, quando nella santificazionedi Benedetto Moro e Giacinta Ma-riscotti, richiesto a scriverne i Com-mentarli , il fe’ con istile sì aureo,chiaro cd eloquente, che nulla più.Non minor cura ponea frattanto-nella versione dell’ opera del ge-suita Nicolò Avancino Fila et do-ctrina Jesu Chris ti, che sebbenecompiuta in breve , non venne