t)Ì9corsO medesimo, altorchè si Faa ricordare il numero ineguale dimalattie assegnate da Brown al-,l’impero delle due diatesi, e l’in-evitabile dettame pratico che in-di ne seguitava, dichiarò di crede-re che mai più siavi stato per loinnanzi un sì grand.'uopo di rigo-rosa-osservazione e di cauta espe-rienza , come lo è ora, per adat-tare acconciamente alla praticaun somigliante dettame. Acuta ve-rità , non facile a intravedersi aque’tempi, consentita nel seguito,e mutata a’di nostri in generaleConvincimento.
Tre medici veneziani , AndreaValatelli , Pietro Pezzi e France-sco Aglietti, avvisarono, fino dal-l’anno 1790, di fondare in Vene-zia una Società di medicina. Pri-mo il Valatelli ad averne il pen-siero, trovò nel Pezzi eguale desi-derio della nuova istituzione; mal’unione ad essi di Aglietti fu1’ aura vivificante che svolse quelgerme, lo crebbe in pianta vivace,e ne trasse frutta d’onore comunee di pubblica utilità. Il Senatoprotesse la nascente Società, e die-de luogo opportuno a’suoi conve-gni ; senonchè le mutazioni poli-tiche degli anni posteriori ne stur-barono gli studìi e le adunanze,ed essa non potè tornare a vitadurabile e decorosa che nell’anno1807. Aglietti fu nominato a Se-gretario perpetuo della risorta So-cietà di medicina; la quale deve alui, all'autorità del sdo nome eall’ estensione della sua fama làprotezione che le fu accordata dalGoverno di allora, e il dono gene-roso della Scuola di san Fantino;fabbrica splendidissima , bèn dé-gna di raccogliere in sè qualunquepiù illustre congregazione di dot-ti. Quando poi il decreto de’ z 5dicembre 1810 ordinò che di tuttele Società scientifiche e letterarieesìstenti in qual si fosse città delBegno una sola si componesse col
nome di Ateneo^ là Società di me-dicina accolse nella propria stanzal ’Accademia Veneta delle bellelèttere e quella dei Filaretti, don-de l’origine dell’ateneo di Vene-zia. Dal che è manifesto, che sél’Ateneo non ad altri deve la suafondazione che al cenno d’unapotente volontà, la Società di me-dicina era debitrice della propriaalla volontà operosa di Aglietti ealla potente autorità della sua ri-nomanza.
A quésta Società Aglietti lessefino dall’anno 1809 una Memoriasulla litiasi delle arterie ; argo-mento mal conosciuto fra noi inquel tempo, e nuovo pel modo nelquale fu da Ini considerato. Lostudio dell’anatomia patologica,abbandonato dai successori dell’ il-lustre Santorini, fu restituito daAglietti a quell’importanza che,allorquando è bene ministrato,veramente si merita ; nella qualeopera di positiva utilità alla me-dicina è da noverarsi tra i primiche in Europa dessero mano, emostrassero con ciò di presentirea quale maniera di procedimentostessero per volgersi gli studii del-l’arte salutare. Nella Memoria cheho teste ricordata Aglietti pose iftchiaro Una verità, che il Santoriniaveva veduta mà non illustrataqttant’ era conveniente, e fu laprevalenza , fra le cagioni dellemorti repentine , delle offése or-ganiche del cuore e dei -Oasi mag-giori sopra quelle del cervello edei polmoni; verità Utilissima allapratica, onde allontanare, perquanto umana industria vi giun-ge, quell’ ultimo infortunio. Notòle circostanze che più Costante-mente accompagnano lo sviluppoe 1 ' aggranàimento della litiasidell’aorta ; indagò 1" indole speci-fica del progresso generatore diquesta malattia , ch’egli dichiaròanalogo alla flogosi ; vide la sua?esistenza isolata, e nondimeno 1