Band 
[Volume terzo e volume quatro.]
Seite
295
JPEG-Download
 

diagnosi e l’acuto senno de’suoipresagi. Dei quali fatti gran nu-mero ne offrirono alla sorpresa deidotti e degl’ indotti i casi non in-frequenti di angina pectoris, no-me ohe primamente udimmo suo-nare fra noi sulle labbradi Agliet-ti ; tremenda malattia, eh’ egli a-veva studiata negli scritti di He-berden, e che fin dalle prime sep-pe ravvisare cosi, da discernerlacon sicurezza d’in mezzo a queltumulto di sintomi nervosi chevariamente l’accompagnano, e chela medicina dei tempi andati col-locava, con grave danno degl* in-fermi, tra gli effetti creduti in-nocui dell’ipocondriasi negli uo-mini, e dell’isterismo nelle donne.

Il Discorso accademico che horicordato più sopra e questa Me-moria su la litiasi delle arterie so-no, in unione agli articoli nelGiornale di medicina, i soli scrit-ti di medico argomento che A-glietti ci abbia lasciati, non aven-do mai esistito quella Memoriasull’ ultima peste del Lazzarettodi Venezia , della quale si stam-pò ( « ) che fu letta il dì giugno1820 alla Sezione Padovana delRegio Istituto Italiano (2). Questi

(1) Prospetto della lettura della Se-zione centrale in Padova del Ces. Reg.Istituto di Scienze , Lettere ed Arti,negli anni 1819, 1820. Padova, Miner-va, 1821, pag. 127.

(a) L’esistenza di questa Memoria vaunita alle altre favole intorno ad Agliet-ti, che, per troppa fede del bravo doti.Trompeo.nd un suo infedele corrispon-dente di Venezia, furono pubblicate nel-le Effemeridi fisico-mediche di Torinodel 28 maggio i 83 (i n. 21; come sono:la medaglia ( sic ) della corona ferreadata dal Governo Veneto ad Aglietti;il fusto di lui scolpito da Zandomene-ghi; l’aver egli solo svelata la veracoesa della morte dell* imperatrice Ma-ria Lodovica; ed altre molte, che vi so-no in quell’articolo necrologico. Altequtli favole quel cotale ( mi perdoninoi lettori se lo nomino un'altra volta)che ho ricordato più sopra, ne aggiun-

scritti sono pochi, a dir vero, seguardiamo alla loro estensione ;pochissimi, se li raffrontiamo al-la grande dottrina di Aglietti, e aciò eh’ egli far poteva in benefi-zio dell’ arte. ÀI quale propositodirò, io che vissi quindici anni conlui (i8o4.-t819) in continua inti-mità di studii e di amicizia, che hoveduto che una forte volontà di o-perare, un intenso desiderio di fa-ma avrebbero forse potuto con-durlo a trovar modo di lasciare almondo maggiori documenti delsuo sapere; ma vidi pure che que-sto intento nobilissimo in sè, eranella situazion sua d’assai difficilee starei per dire impossibile con-seguimento. Perchè lo studio del-la medicina,cui attese in ogni etàe che diceva infinito; le occupa-zioni della sua clinica privata,che egli ebbe sempre estesissima;quelle di tutti i pubblici offiziimedici di Venezia, ai quali vennesuccessivamente innalzato; gli al-lettamenti delle lettere e delle ar-ti belle, di cu i era sollecito ama-tore; quelli del vivere sociale, aiquali non fu mai che rimanesseinsensibile, gli toglievano il tem-po così, che dandone gli scarsi a-vanzi alla necessaria cognizionedelle opere altrui, niuno affattoglie ne poteva rimanere a com-porne di proprie. E a questi pri-vati impedimenti di operare scri-vendo, altri maggi ori ne soprav-vennero allora che , composto ilsuo vivere in condizioni migliori,più intendevasi da lui e da me a

se altre ancora , c fra queste una Me-moria Degl indizii che manifestano neiviventi la esistenza della litiasi aor-tica , e delle cause dell angina pecto-ris; e, per colmo (li sfrontata impuden-za, anche una Storia dell' ultima ma-lattia del Canova. Chi non crederebbeche costoro s’affaticano a creare meritiimmaginarii in Aglietti, onde sottrarrealla pubblica ammirazione i suoi meri-ti reali ?