Band 
[Volume terzo e volume quatro.]
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continuare un lavoro di lunga le-na, nel condurre il quale l’ami-cizia sua m’aveva scelto a com-pagno; lavoro che, ove all’ inten-zione avesse risposto l’effetto, nonpoteva tornare inutile all’incre-mento della medicina italiana. Delquale, poiché restò ineseguito,dirò qui i motivi e le ragioni; ac-ciò, se ad altri verrà fatto di con-durlo a buon fine, il vanto delprimo pensiero rimanga vanto diAglietti.

Andava egli considerando, che1’ opera stupenda di Morgagni Decausis et sedibus morborum nonera tanto conosciuta in Italia, quan-to in fatto meritava di essere; chemolti laudavanla a cielo, ma nonl’avevano meditata; che, similealla maggior piramide di Egitto,era citata con maraviglia da tutti,veduta dappresso da pochissimi.Ricercando le cagioni di questovero, egli le ravvisava nell’ esserequel gran libro dettato in lingualatina, e in modi cosi scelti, con-cisi e compatti, che la sua letturaimpossibile a molti fra i giovani,era difficile per altri, faticosa pertutti ; e nel trovarsi in esso, com-mista a storie innumerevoli e pelmaggior numero preziose, tale unacongerie di erudizione anatomico-patologica e d’altre storie d’ im-portanza o di autorità secondarie,da valere bensì a rendere pieno edecoroso il discorso di un medico,ma non ad aiutarlo nel fatto posi-tivo e individuale della praticamedicina. A levare questi due o-stacoli alla compiuta e universalecognizione della maravigliosa ope-ra di Morgagni, pareva ad Agliettiche fosse conducente il tradurre inlingua italiana l’opera medesima,e lo sceverare e omettere quelleparti della stessa che sono di puraerudizione, direi così, ornamenta-le ; e quelle altre ancora che , omanche, o non abbastanza autore-voli, allungano il discorso senza

renderlo più profìcuo, e solamentefra le mani dell’acutissimo Mor-gagni vestono una sembianza diutilità che poi in fatto non hanno.A questo primo lavoro , pel qualerimaneva ristretta in uno spaziod’assai minore la parte veramentemedico-praCica dell’opera di Mor-gagni , Aglietti divisava doversiaggiungere un compendio, fattonel concetto medesimo, di tuttociò che f anatomia patologica eravenuta pubblicando dall’anno 1760fino a'di nostri; e alfa merce stra-niera unendo anche la propria,ridurre nella forma stessa le osser-vazioni di Santorini, consegnateda questo sommo anatomico neiRegistri e nelle Storie di sua ma-no, òh’erano posseduti da Agliet-ti; quelle già raccolte da Agliettistesso; e in fine quelle che si an-davano mettendo insieme da me,le quali, copiose fin d’allora, pas-sarono, prima del i85o, il numerodi tre mila e settecento. Su questebasi, e con la scorta di que’ moti-vi, imprendemmo fino dall’annoi 8 ra il desiderato lavoro: arduaopera e faticosa. La forma dellaquale rimaneva per noi la episto-lare, così in venerazione a quellatenuta dall’immortale anatomicodi Padova, come perchè, ad ontadei tanti posteriori progressi, o ameglio dire movimenti dell’ana-tomia patologica, e ad onta d’ogninostra assiduità per trarne profit-to, la parte spettante al Morgagnisarebbe pur sempre rimasta laparte più preziosa dell’opera no-stra. Il contesto del lavoro, perquanto le nostre forze il consenti-vano, doveva serbare l’indole, ilnesso e la severa precisione del la-voro morgagniano ; le cure nostrenel condurlo, incessanti; la suapubblicazione verso il i85o, tem-po dopo il quale, seguendo i sognidi quell’età, io credeva di più nonessere in Venezia. Ma gli eventifuturi, diceva Omero, riposano su