le ginocchia di Giove, nè Agliettined io li potevamo discernere diquaggiù ; e l’opera nostra, cui da-vano speranza di lieta riuscita ladottrina e la smisurata memoriadi Aglietti, e il libero uso del miotempo a que* giorni, sospesa finquasi dal suo nascere, rimase nelséguito abbandonata del tutto.
Passando dagli scritti medici diAglietti ai letterarii, v’ hanno dilui alle stampe quattro Relazioniaccademiche e due Elogi y noncredendo meritevole di ricorda-zione il Discorso al popolo diMurano , eh’egli recitò nelle fu-neste turbazioni politiche dell’an-no 1797, e ch’è testimonio dei de-lirii di quel tempo, piuttostochèdel valore di chi lo scrisse. La pri-ma fra le Relazioni è quella deilavori della Società di medicinadurante il triennio della sua esi-stenza ( 1808-1810); le altre diporzione dei lavori dell’Ateneo nelcorso degli anni 1812,1814 e 1810.Quantunque le Relazioni accade-miche siano , per indole propria,scritture vuote di sostanza, perchèriuscirebbero disadatte all’oggettocui mirano se ne fossero piene;tuttavia esse danno pruova e sonoanzi misura dell’ingegno dell'au-tore , della quantità delle sue co-gnizioni, e dell’attezza sua al bel-lo scrivere. Le Relazioni di Agliet-ti, considerate dal lato nell’inge-gno, non potrebbero proporsi amodello di questa maniera di com-posizioni, troppo artifiziati essen-done o cercati troppo da lungi ipassaggi, e provandosi nel legger-le una certa sensazione di stento,che sembra rivelare la fatica so-stenuta dall’autore allorché, lot-tando contro la propria natura, havoluto pur vincerla con la forzadel senno e della dottrina. Ma inquanto a cognizioni, le Relazionidi Aglietti ne riboccano cosi, chebasterebbe la loro lettura per mo-strare il vasto sapere di lui, e la
singolare e maravigliosa varietàsua; e, per ciò che spetta allo stile,gli applausi suscitati nelle pubbli-che adunanze accademiche a cuifurono lette, denno aversi per taletestimonianza del pregio suo, cheninna parola varrebbe a renderel’eguale. E migliore, a parer mio,in quanto allo stile, è l’Elogio chedettò in onore del suo amico, eeh’ egli nomar soleva maestro suoe di tutti, Gio. Pietro Pellegrini ;elogio scritto col cuore, e il qualepiù perfetto sarebbe riuscito, sela fretta con cui lo compose nongli avesse tolto di tutti ricordare imeriti e le virtù del lodato.
Ma un Elogio che ne! generedelle pubbliche laudazioni è lavo-ro principale e di pregio singola-rissimo, è quello tessuto alla fami-glia dei Bellini, e che Aglietti re-citò all’Accademia delle belle artinella distribuzione dei premii del-l’anno 18(2. A quel modo che' farsaprebbe un pittore consumatonella storia non solo e nelle teori-che, ma ben anche nella praticadella pittura , Aglietti segnò consodo criterio lo stato dell’ arte an-tica in Venezia, le prime sue mo-venze dalla secca e lineare imita-zione, il suo progresso incontro lanatura, la verità, la vita: progres-so che rappresentò nitidamentenelle varie epoche in cui divise inovant’ anni che visse GiovanniBellino. Rivendicò alla pitturaveneziana del decimoquarto e de-cimoquinto secolo molti titoli dipreminenza e di onore che le e-rano contrastati dai più credutiscrittori della storia pittorica d’ I-talia; rettificò a lode del Bellinila data di alcune tavole di lui, sta-bilita con errore da altri; e ne de-scrisse le principali con si eviden-te verità , con tanto calore e ag-giustatezza di parole, che maggio-ri non si domanderebbero al piùdotto e appassionato artista di qua-lunque età. Ma ciò che avrebbe