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[Volume terzo e volume quatro.]
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fatto quel lavoro veramente singo-lare da ogn’altro di questo genere,«tate sarebbero le Annotazioni de-stinate ad illustrare la seconda e-dizione dell’Elogio, e che doveva-no, parrai, salire al numero ditrentadue.Nel 1819 erariogià pre-parate e scritte le otto prime cheho vedute, e nelle quali non po-trei ridire quanta fosse la copia esceltezza delle notizie che Agliet-ti aveva raccolte intorno a variiargomenti di dotta e soda curiosi-tà: come sarebbe l’utilità derivatanegli artisti veneti dalla scuola diprospettiva e da quella di ottica,che per opera di Girolamo Mala-tini e Giovanni Zamberto furonoaperte fra noi ; alcuni aneddotiche segnarono la doppia dimorain Venezia di Antonello da Messi-na, e la posteriore di Alberto Du-rer; l’epoca in cui Giovanni Bel-lino collocò la sua gran Tavola insan Giobbe, ricondotta da Agliet-ti, contro le asserzioni di Vasari edi Lanzi, all’anno ; ed altredi simil fatta. Per lo che non du-bito di asserire , che ove Agliettiavesse potuto condurre l’opera suaa compimento, l'Elogio dei Belli-ni sarebbe stato immediatamentesecondo, se non per la quantità,certamente pel pregio di recondi-ta erudizione, alla Notizia d' ope-re di disegno che il Morelli pub-blicò , e che di semplice catalogodi quelle opere seppe trasformarein classico libro, necessario ad o-gnuno che ami per poco e conoscala storia dell’arte in Italia. E sealla considerazione di queste qua-lità dell’ Elogio dei Bellini uniscoquella dello stile in cui è dettato,corretto abbastanza, omogeneo,lontano, particolarmente ove par-la della vita e delle opere di Gio-vanni, dalla consueta esuberanza,e soprattutto conforme e adattoalle ttrti «Ielle quali ragiona, io cre-do di qon ingannarmi dicendo,essere questa la più perfetta fra le

scritture che sono uscite dalla pen-na di Aglietti.

Dovere di storico m’ obbliga diricordare fra gli scritti pubblicaticol nome di Aglietti tre Discorsida lui letti in occasione della di-stribuzione dei prendi d’industriadel di 4 ottobre, negli anni 1827,1829 e i 83 i.I 1 primo, Sull’eccel-lenza delle arti dell'Industria, nonè, come diceva lo stesso Aglietti,lavoro Unito, e va collocato ultimod’ogni sua produzione; col seconrdo, eh’ è di sole due pagine ed hanome di Prolusione , egli chiesedispensa dal prestarsi all’offizio dioratore in quel giorno, impedito-ne dal grave accidente d’ apoples-sia che l r aveva poco prima colpi-to; il terzo, Su 1 ' arte vetraria inVenezia, vuole rispetto alla memo-ria di Aglietti che io dichiari nonessere opera sua, vietando d’aver-la per tale la niuna condotta diquella diceria, la mancanza di sti-le, la sconnessione delle materie,la vacuità delle idee, e il non rag-giunto fine a cui mira.(1).

Compiuto in questa guisa 1 ’ e-lenco, e accennata brevemente laimportanza degli scritti pubblica-ti o solamente composti o ideatida Aglietti, sarebbe per me finitaquella parte della sua biografia chesola avrei intenzione di esporre,perchè sola importa alla storia diconoscerete consuetudine di que-sta maniera di scritti, esempio al-trui e pubblica curiosità non miimponessero di ricordare gl’im-pieghi da lui sostenuti, i titoli ches’ebbe, e poscia alcune delle par-ticolari qualità sue, che più con-corsero a meritargli la fama nellaquale era venuto.

(x) Quella scrittura è l’estratto, fattoda mano inesperta, di una Memoria ine-dita del fu abate D. Sante della Valen-tina Su l arte vetraria in Venezia eMurano ; Memoria che ho veduta ma-noscritta , e che deve stare tuttavia frale carte lasciale da Aglietti.