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[Volume terzo e volume quatro.]
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Dopo la scuola di anatomia nelCollegio dei medici di Venezia,scuola che fu non appena apertache chiusa, Aglietti nel i 8 o 3 ebbequella di medicina pratica nell’O-spedaletto di questa città, e nel1809 l’altra di clinica nell’Ospedaledegl’ In carabi li. Queste due scuo-le , delle quali la prima fu sop-pressa nel i 8 o 5 , e l’altra verso il1820, non davano debito al pro-fessore di pubbliche lezioni, maquello più effettivo di guidare iprimi passi dei giovani laureati,cui era imposto il dovere di dueanni di pratica , prima che fosseloro conceduto di commettersi allibero esercizio della loro profes-sione. Senza ciò , avremmo le Le-zioni di medicina pratica di Agliet-ti, le quali, non è a dubitarne, sa-rebbero state degne di lui. NelJ tempo del Governo Italiano le Pre-fetture venivano aiutate nelle cose^sanitarie da una Commissione chejdicevasi dipartimentale di Sanità,

♦ Aglietti sin dalle prime fu Medi -ìleo aggiunto a questa dell’Adriati-ico. Cadde nel tempo medesimo laisua scelta ad Elettore dei Dotti ; e; poco stante, cioè sin dalla prima

fondazione dell’ Istituto Italiano ,a Membro pensionario di quella

• grande Accademia. Nel 1811 ven-ne nominato Medico Direttore del-I’ Ospedale civile; nel 18 14 Pro-tomedico delMagislrato di Sanitàmarittima ; e nel 1816 Consiglieree Protomedico del Governo di Ve-nezia. Gli impieghi di Medico ag-giunto e di Protomedico del Ma-gistrato di Sanità, furono , per leposteriori mutazioni politiche ,soppressi ; quelli di Direttore del-I’ Ospedale e di Protomedico delGoverno passarono nel i 8 z 5 ad al-tre mani.

La unione in Ini di tutti i pub-blici offizii sanitarii che di queitempi esistevano in Venez.ia, e lasua ammissione fra i sessanta piùchiari intelletti che illustrassero

l’Italia sul cominciare di questosecolo, dei quali appunto si com-posero i pensionarli dell’IstitutoItaliano, attestano in modo solen-ne a ohe altezza di rinomanza fos-se salito il nome di Aglietti, e diquanto egli lo avesse sollevato so-pra quello degli altri medici nostri.Che se alcuno mi ricordasse , chead onta di ciò non giunse tuttaviaa tenere, finché visse, il seggio piùcospicuo nel quale era stato collo-cato ; io risponderei : che rado eforse giammai si congiungono insola una persona tutte le qualitàdelle quali la mente umana è in-dividualmente capace; che l’assi-dua ricerca di minuti particolari,in che sta propriamente il debitoe 1’ utile di più d’ un pubblico of-fizio, male s’accoppia ai larghi con-cepimenti di colui eh’ è vissutospaziando pei campi interminatidelle scienze e delle lettere; e ch’èdestino quasi universale , che al-lorquando 1’ uomo è giunto a ma-tura e perciò non più mutabile età,camminando per uno di que’ dueopposti sentieri, o non debba met-tere il piede nell'altro, o, se lo met-te, v’ inciampi. Oltre di che, nongodeva l’Aglietti di quella celereacutezza inventiva, che è parte co-sì operosa dell’ ingegno, e per cuinelle dubbiezze della vita si cerca,si scopre e si segue la via che piùsicuramente conduce all’ intentodesiderato : acutezza della qualeAglietti lamentava di sovente lapropria scarsità, sembra però, ch unatura vi abbia supplito co} c|fi r) Qdi un’altra facoltà, la memoria,chegli aveva conceduta poteqtissinja.

Aglietti, informato alle letterelatine nel Seminario di Padova,si educò da se stesso alle italiane ,e cosi avanti si pose nella cogni-zione delle une e delle altre, che,senza salire all’ altezza del lettera-to distinto, come furono il Fraca-store ed il Fedi, avrebbe parteci-pato col Vallisnieri e forse ancora