Scio
col Cocchi nel vanto di vestire no-lo (mente le scienze con gli orna-menti derivati dalla proprietà del-la parola e dall’ eleganza dello sti-le, se pari a que’ due avesse avutoil desiderio e le occasioni del fareiA questo non comune sapere nellelettere Aglietti, come s f è vedutopoco fa, uni molte cognizioni dellebelle arti, ver cui lo spingeva, in-nato in lui, il sentimento del bel-lo ; frutto dei quali modi di coltu-ra fu per una parte la sua biblio-teca, per 1’ altra la sua raccolta, senon copiosa , certamente sceltissi-ma di stampe. Queste, cedute pertransazioni domestiche alla figliasua adottiva, passarono in proprie-tà del nobile sig. Giovanni Papa-dopoli, e sono splendido ornamen-to delle ricche ed eleganti suestanze ; e fra esse sono degne diparticolare memoria le cosi detteBattaglie di Alessandro, possedu-te un tempo dal conte de Firmiangovernatore della Lombardia , il•piale dallo scomponimento di cin-que esemplari piu o meno perfettiaveva tratto quest’ unico perfettis-simo} Battaglie che, venute poscianelle mani del co. Francesco Àl-garotti, erano- giunte per ultimoin quelle di Aglietti. La bibliote-ca, ricca di oltre a dieci mila volu-mi, si compone delle migliori ope-re non solo di medicina e di chi-nirgia, ma ben anehe d’ogni ma-niera di umano sapere; nelle qualial pregio principale della propria-eccellenza si accoppia per Io piùquello ragguardevole della sceltaed izione, e l’altro pure non ulti-mo di legatura forbita. La biblio-teca- lasciata da Aglietti sarebbe ,unita cu*’ è , decoro nobilissimodi un pubblico istituto; fatta inbrani, potrà aggiuguere pregio amolte private'librerie.
A raccogliere, com’egli fece,con senno e con parsimonia cosìgran copia di libri e numero cosiscolto di stampo, giovò ad Aglietti
una facoltà che, come ho toccato pilisopra, natura gli aveva data a ma-no larghissima, e fu la memoria.Della quale io in’ affaticherei in-darno a descrivere la non misura-bile estensione e la veramente fer-rea tenacità ; cbè narrando i fattichela provano, e che io ho veduti,esporrei un vero che avrebbe fac-cia di menzogna. Dirò solamente,,e più per servire alla storia di que-sta facoltà dell’ nomo, che a quelladi Aglietti, che non solamente egliricordava, per mo’ d’esempio, litiavvenimento che aveva veduto oletto trent’anni addietro, come seletto lo avesse o veduto pochi istan-ti fa ; ma se il fatto era stato daIni rinvenuto in un libro, egli di-ceva l’opera in etti si trovava de-scritto, il proposito al quale si ri-feriva, il luogo cbesul cominciare,nella metà o verso il fine dell’ope-ra occupava, la pagina a destra o asinistra su cui stava esposto, e ilpunto' di essa ove aveva principio1’ esposizione; in somma, cogli oc-chi dell’ intelletto egli vedeva trnfatto lontano di molti lustri i n' tan-ta evidenza , in quanta veduto lo'avrebbe da canto con quelli dellafronte. Stupenda facoltà , per cuilo studio di tutta la vita è tesoro disapienza effettiva' e presente, sen-za scapito d’opera o di tempo?
Questa facoltà, e le infinite no-tizie d’ogni' genere per essa adu-nate, furono, in unione alla molta'dottrina propria , cagione preci-pua della grande fama medica con-seguita ila Aglietti; essendo natu-rale in coloro 1 che a lui s’accosta-vano ,. dalle copiose cognizioni ac-cessorie delle lettere e delle arti ,.di cui ogni culla- persona è in va-rio grado giudice sufficiente, infe-rire qual essere dovesse in lui ladovizia delle principali ragguar-danti la medici na r dalla comune)degli uomini ignorate. Facile in-)duzione, non vera in ogni caso,|verissimi! in quello di Aglietti^ peri