Band 
[Volume terzo e volume quatro.]
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Eoi

nella già paralizzata gamba destra.Leggiera e perciò trascurata sulleprime , fu resa grave nel seguitodal necessitato muoversi della per-sona, dall’età pigra e noncuran-te , dalla infermità dei nervi diquel lato, e forse da più anticainfermità delle sue arterie maggio-ri; cadde perciò facilmente in gan-grena : onde la distruzione localee la febbre, o per essa la generaleconsunzione e la morte. Aspro edirei quasi feroce rivolgimentodegli umani destini ! FrancescoAglietti, oggetto pochi anni in-nanzi d’ ogni più nobile invidia ,fatto segno negli ultimi alla com-passione universale, mori infelicis-simo nel giorno 3 di maggio i856,alle ore quattro della mattina.

L’eccellenza d’tin medico prati-co è tale virtù, che, mentre sareb-be degnissima di gloria immorta-le, non la conseguisce che passeg-gierà ; sopravvive di poco a chi lameritò, e muore coi testimonii deibenelìzii che 1’ hanno procurata.Cosi avvenne dei migliori fra ipratici, e cosi avverrà pure diAglietti, ossia di quella parte dilui, che il suo più vivo splendoretraeva dal possedimento di quellavirtù. Ed era senza dubbio la mag-giore: perchè s’ebbe uguali franoi nella cura delle malattie acu-te, non n’ebbe sicuramente inquella delle croniche; pericolosapalestra e difficile, nella quale lot-tano tutti, ma vincono solamentei gagliardi. Ed egli vinceva di spesso: tali vittorie ho vedute, la cui ri-cordanza mi riempie tuttora di ma-raviglia. Ma è suono che passa, eper la morte del salvatore e del sal-vato ammutisce per sempre.

Più lunga che quella di Agliettimedico di grande valore, vivrà nel-le menti nostre e future la memo-ria di Aglietti restauratore in Ve-nezia dell’ anatomia patologica ;studio solenne, positivo, crescevo-

Ie ; base principale e , se pur unave n’ ha, inconcussa della praticamedicina. Il quale studio, portatosul cominciare del secolo xvm adifficile altezza da Gio. DomenicoSantorini, protomedico del Magi-strato di Sanità, era scaduto da poied obbliato così, che niun indizione rimaneva allora che Aglietti sifece con la voce e con 1’ esempio aridestarlo dall’ ignava dimentican-za. Nè fu vano 1' invito: più d’unodei medici di Venezia lo udì; el’anatomia patologica qui pure siconosce al predente, e si coltiva, esi onora.

Finalmente vuoisi lode al nomedi Aglietti, come a quello di talescrittore fra i medici, che fu su-periore a tutti in Venezia , egua-gliato da pochi in Italia, vinto for-se da un solo ; rara e desiderabilequalità, la quale stringendo in no-bilissima unione la grave austeritàdelle scienze con le grazie alletta-trici delle lettere, diventa misuraad un tempo e ornamento di ogniverace dottrina.

Sono questi i titoli pei quali vuo-le giustizia che il nome di Agliettisia ricordato con onore dai posteri.

Paoio Zannici.

FILIPPI-PEPE (Francesco) ,nacque in Civitella del Tronto ,paese dell’Abruzzo teramano, ai a 5marzo i^3j dagli onesti genitoriQuirico Filippi ed Anna Pepe., Ilsuo padre era un ingegnere ve-nuto dalla città di Como in Civi-tella, ma trovando quivi a lucrarepochissimo con quella professione,fu costretto ad abbracciare 1’ artedi semplice muratore. Quivi spo-sò Anna Pepe di civile famiglia,dalla quale ebbe due figli Bona-ventura e Francesco. Destinò ilprimo a seguire la sua arte di mu-ratore, e pensava di avviar l’altroallo stato ecclesiastico. La fortunaperò incominciò a mostrarsi avver-sa fin dai primi anni a Francesco,