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[Volume terzo e volume quatro.]
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eminentissimo Borgia la Illustra-zione di un umetta lavorata d'oroe di vnrii altri metalli all' Agemi-na coll' iscrizione : Pautus Age-rninius faciebat, già prima da lui(5 aprile) siccome membro pensio-nano letta all’Accademia di Pado-va, e stampata in Venezia, per Pa-lese, in 8. Il sunto della quale ar-cheologica divinazione manifestasidall’autore nel principio della stes-sa illustrazione , ove tra le variealtre cose si nota che nel cinque-cento i lavori all Agemina eranoprincipeschi, di carissimo prezzo,fatti in Italia, a preferenza deiTurcheschi e Persiani: che la no-stra umetta contiene pezzi di di-verse epoche; eli essa ci scopreun artefice Paolo, il più famoso intal genere; che fu attribuita al-V orificeria milanese per motivifalsi; e che invece è da presumer-si lavoro di Venezia, dove anchetrovasi , che un orefice, celebratosopra tutti i contemporanei, avealo stesso nome di Paolo.

Diverso modo d’interpretare illavoro di questa umetta e il pla-nisfero che principalmente l’ador-na, avea prima tenuto l’ab. MauroBoni nell’ opuscolo : Notizia diuna cassellina geografica , operadi commesso d ’ oro e d' argentoall Agemina, scritta all ’ ornatis-simo sig. ab. don Luigi Lanzi, inVenezia, 1800. Ma se F agitataquestione sull’artefice, o milaneseo veneziano, di tale umetta pen-desse forse tuttavia nell’ incerto,resterà certo però a chi voglia fareesame di confronto , che sì F eru-dizione e sì le ragioni di conget-tura del Francesconi avanzano diassai quelle dell’avversario; e ciòpure per attestato del Cicognara ,il (piale, così persuaso degli argo-menti dal Francesconi prodotti,affermò, quell umetta preziosa es-sere fatta da quel Paolo Azzemi-no veneziano nel principio delXVI secolo, che prese nome dal-

l’arte, in cui riesci di tanta eccel-lenza , nel modo, che denomina-ronsi appunto tanti altri artistiprecisamente in quell'età ( Storiadella Scultura, Venezia, Picotti,i 816, tomo n, face. 438 ).

Per tentare pur sempre con nuo-ve sperienze altri ritrovamentinella sua prediletta Fisica, dal180o fino al i8o4, occupassi parti-colarmente il Francesconi o nelfar costruire nuove e diverse mac-chine, o nel perfezionare per nuo-ve aggiunte le di già fatte; e sem-pre in Padova , o per F opera diGiambattista Rodella, o per manodi Giuseppe Stefani, o per lavorodi Francesco Tessarolo, tutti e trevalenti ed ingegnosi artefici.

La descrizione di queste mac-chine, segnata di mano del Fran-cesconi medesimo, mostra aperta-mente il grande amore col quale,non badando a spesa (ed a spesanon badava mai , e quasi nemme-no a sè stesso , sempre che avessecreduto di giovare, o alle scienze,o alle lettere, od a qualunque deiloro egregi cultori), egjli cercavadi far progreilire, per quanto me-glio poteva, F avanzamento delleutili cognizioni.

Nella tornata accademica del iqdicembre 1800 leggeva Un doppiosaggio sopra l originalità dellanuova misura proposta nel t qcfidagli accademici di Parigi: e nel

16 criusrno t 8 o 3 recitava una stia

o a

memoria Sopra il fenomeno delrimbalzo dei corpi projetti obbli-quamente neifluidi; memoria che,accresciuta di nuove osservazioni,rilesse , siccome socio, all’Ateneodi Treviso nel 1822, e trovasi stam-pata nel volume iti delle Memoriedell’Ateneo medesimo. In essa sipropone specialmente di opporsiai principii esposti dal eh. prof.Bidone nella di lui teoria sui rim-balzi, pubblicata nel tomo h del-le Memorie della li. Accademiadi Torino nel 1811. Ma di questa