Memoria rlel Francesconi mi chia-ro e grazioso sunto ne dà il segreta-rio di quell’Ateneo, il eh. G. Bian-chetti , del quale ci piace di tra-scrivere qui a giusta lode del Fran-cesconi le seguenti parole: a Noiflbbiam obbligo al prof. Francesco-ni di aver combattuto in vantag-gio della scienza un’ opinione er-ronea di questo illustre Accademi-co: gli abbiam obbligo di averlofatto con tutta la gentilezza di mo-di, che è propria degli uomini ve-ramente dotti , i quali non vidermai, nè vedranno la brutta facciadi quelle Muse triste e villane ,create e corteggiate oggidì da nonpochi sedicenti letterati italianiche rappresentano tanto più maleil personaggio che vorrebbero fi-gurare, quanto meli sanno che let-teratura è sinonimo di bontà e cor-tesia , non nei dizionarìi della lin-gua, ma nell’intelletto degli uo-mini. »
Di un’altra Memoria letta dalFrancesconi nel suddetto Ateneodà relazione ilsullodato sig. Bian-chetti, e mostra che per quella eglirivendica al trivigiano conte Gio.Rizzetti una bella legge di fisica ri-sultante dalla decomposizione delmoto in due altri, cioè nel motonormale d’incidenza e nel norma-le di riflessione, legge che il Fran-cesconi avrebbe voluto che fossedenominata legge delle tangentid' incidenza e di riflessione. Unatal legge erasi dal Rizzetti annun-ciata lino dal 1727 nella sua Ope-ra: De luminis affectionibus.
Nell’anno 18o4 si recò a Parigi,lietissimo di rivedervi il suo ami-co Visconti, e di poterlo anche gio-vare dell’ opera sua nelle dotte ri-cerche pel grande lavoro dell’Ico-nografia greca. E di fatto invitigliin appresso una medaglia di Teo-fane Mitilenio, che è riportata in-cisa in quell’ opera al N. 4 , e daquell illustre autore, siccome of-fertagli dal Francesconi, ricordata
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così: Je la dois à Vohligeance demori savant ami M. Daniel Fran-cesconi, bibliothécaire de Padoue,ec. (Iconographie grecque, à Pa-ris, Didot, 1811, tomo 1, face. a55).Colà pure ai celebri Biot e ’Pronycomunicava le sue idee sulla teoriadelle forze vive , materia intornoalla quale, come notava in un suoCenno a stampa, e notò in seguitoin una Dichiarazione, ebbe inten-zione di scrivere a difesa delle opi-nioni del suo precettore, il profes-sore della Università di Padova ,Pietro Zuliani, ed in opposizioneall’ opuscolo di già posto in lucedall ab. Angelo Zendrini, Sullainutilità della questione intornoalla misura delleforze vive, Vene-zia, per Uosa, 1804, in 8. Ma nien-te su tale soggetto pensò di con-chiudere il Francesconi, e conti-nuarono tra lui e l’opponente tuttequelle dimostrazioni di leale ami-cizia che distinguono i cuori ge-nerosi, ed onorano pur tanto Je re-lazioni tra i veri sapienti.
A nobilissimo suggello dellapubblica estimazione in cui eratenuto il Francesconi tra i dotti,nel ifi maggio del i8o5 dalla so-vrana clemenza di S. M. 1’ impe-ratore Francesco II, di sempre ca-ra e venerata memoria, gli vennela nominaa Bibliotecario della stes-sa imperiai regia Università. En-trando egli nella Biblioteca, eraVairone che entrava nella sua pro-vincia ; ed il vir doctissimus un-decumque Varrò verificavasi perlui pienamente, e nel dare certee sicure risposte ad ogni inchiestadegli studiosi , e nel suggerire imigliori libri per soddisfare pron-tamente qual pure si fosse dottacuriosità. Ed a questo ufficio pre-stavasi egli con tanta cortesia difacili e gentili maniere, e con tan-ta alacrità, da innamorare chiun-que per ciò a lui ricorresse. Mi èdi gratissima soddisfazione il poterrendere questa testimonianza della