Band 
[Volume terzo e volume quatro.]
Seite
310
JPEG-Download
 

5 io

civiltà di lui: civiltà spontaneache ffli veniva dall’eccellenza delcuore, civiltà che onora le lettere,e che io provai nel Francesconipienissima per ben trentun anni,e che vorrò ricordare affettuosa*niente finché mi duri la vita.

Dal sovrano del nuovo Regnod’Italia, ritenuto pur sempre nelposto di Bibliotecario, nel gennaiodel i 807 fu chiamato il Francesco-ni anche ad insegnare dalla catte-dra della Università padovana laStoria e la Diplomazia, e fu Ret-tore magnifico nel 1 808, e nel feb-braio del 1809 gli si trasmutò ilmagistero della prima cattedra inquello del Codice Napoleone com-parato al Diritto Romano , magi-stero che ritenne fino al termina-re di quel regno.

Quanto egli fosse anche togatofra i professori, ch’era già sempreil doctissimus undecumque Far-ro , lo dicono apertamente e vo-lentieri i suoi vari discepoli, con-fessando che le sue lezioni eranouna vera delizia di erudizione.

Per decreto del di 8 febbraio1812 fu nominato secretario delreale Istituto italiano perla sezio-ne di Padova, e per altro decretodel 28 marzo dell’anno stesso sidisse membro onorario dell’Istitu-to medesimo, pertinente alla terzadivisione Le arti del Disegno e laMusica, nella classe di lettere edarti liberali -, e nello stesso annogli si aggiunse l’incarico d’ Ispet-tore generale della pubblica istru-zione, visitatore de’licei, ginnasie stabilimenti o scuole minori.

JNiè tutte queste importanti oc-cupazioni, uè le altre che purs’ebbe, e di delegato alla scelta dicarte degli archivi raccolti dal De-manio nella provincia padovana( 181 1 ), e d’incaricato della stimadel Museo Obizzi al Cataio (1811),e di consultore sugli scritti proget-ti di riforma ed organizzazionedegli studi legali ( 1812),e di e-

saminatore dei concorrenti allecattedre dei licei, e di esaminato-re e relatore delle opere concor-renti ai premi dell’Istituto di Mi-lano e di Venezia , lo impedironodi mostrarsi operoso anche per lacontinuazione dei suoi studi par-ticolari, che nell’aprile del 1807leggeva nell’Accademia di Padovauna Memoria Sopra la questionedella conservazione della quanti-tà del moto nell' urto, e nel giu-gno del 1808 quella Sulla teoriadelle impressioni, ossia resisten-ze dei solidi, e nel 1809 il Prodro-mo di una teoria della resistenzadei corpi molli, memoria che leg-gesi tra le altre di quella Accade-mia, stampate nello stesso anno, etrovasi pure impressa a parte, conqualche aggiunta, e con indirizzoal dotto senatore Pietro Moscati.Nel 1810 lesse la Spiegazione diun passo di Timeo di Locri, c nel1811 Una giunta di osservazioniintorno a Raffaello di' Urbino.

Ma dal 1812 al 1818 cessaronole sue letture alle tornate delladetta Accademia -, eh’ egli recatosiMilano nell’ ottobre del i 8 i 5 alrendiconto delle sue v isite ai licei,vi si trattenne fino al 1817, annoin cui l’accia mata sovrana clemen-za il ridonò nuovamente al primosuo posto di bibliotecario.

In tre adunanze dell’ Istituto inMilano nel 1814 lesse il France-scani tre diverse Memorie . Inquella del 17 febbraio, Sulla ve-locità della luce )’ propose consemplice ragionamento geometri-co un suo modo di spiegare la ve-locità della luce: egli la fa nasceredall" impulso dei diversi corpusco-li che la compongono, supposti e-lastici e di masse tra loro assai di-verse. Posta la coesistenza di que-ste molecole di vari ordini di mas-sa, e supposta in esse una primiti-va agitazione, ne segue che, giu-sta le leggi dell’urto dei corpi ela-stici, le minori dovranno ricevere