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[Volume terzo e volume quatro.]
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opera nei nostri atti, e di dover,benché senza colpa, mancar perla prima volta alle consuetudini,o per meglio dire alle leggi statu-tarie del nostro stabilimento ».

Nè tale discorso, nè altra impor-tante scrittura di lui intorno aquell’opera mi è venuto di trova-re nelle poche carte che lasciò no-tate per richiamo a’ suoi studi. Mala Padova pittrice , che non s'ebbevita per l’opera del Francesconi,è fervido voto degli amatori dellearti belle , che debba averla perquella dello svegliato ingegno delmarch. Pietro Estense Selvatico.Alle migliori cognizioni della teo-rica accoppiando egli mirabilmen-te il lino criterio ed il buon gustodella pratica, ha di già dato ripe-tute prove di patrio amore nellesue Dissertazioni intorno all’ar-chitettura del medio evo in Pa-dova, e sta per darne tra pochigiorni un’altra desiderata nell’il-lustrazione de’ celebri dipinti afresco di Giotto nella chiesettadell’Annunciata all’Arena, e lirappresenterà per nuovi disegnidi sua propria mano.

Le poche carte qui sopra accen-nate, scritte quasi sempre in fo-glietti volanti, racchiudono breviannotazioni tratte dai libri ne’qua-li si fa cenno o di Mantegna, o diRaffaello, o di lavori aU’Agemina,o della Teseide del Boccaccio ; chedi questi soggetti intendeva di oc-cuparsi a più comodo tempo, o pernuove intraprese, o per nuovegiunte alle già fatte. Lavori dinuova intrapresa doveauo essereper lui, la ridetta Padova pittriceed una critica edizione della Te-seide ; come di aggiunta ai già fat-ti, nuove notizie sugli artelici Az-zemini, ed una cronologia dellavita e delle opere di Raffaello.Quest’ultimo promesso e non fat-to lavoro accenna iLch. sig. Fran-cesco Longhena ( alla nota, faccia4», nella sua Versione della Isto-

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ria della Vita e delle Opere diRaffaello , ec. ; del sig. (fuatreme-re di (faine)', Milano, per Sonzo-gv/o, 1829, in 8.°)

Ma più presto che all’ aiuto del-le schede di annotazioni, egli fì-davasi, e il potea, a quello dellasua memoria ; e così, che in par-lando le molte volte e con vari suqualunque tema di scienze, di let-tere e di belle arti, usciva con no-tizie così copiose, così al proposito,e così certe e sicure da far credereche forse in quella sola materia dicui parlava egli avesse posto il suostudio maggiore. Un cenno, unbreve racconto che gli fosse fatto,eragli invito e richiamo a dirneben cento altri, e in modo lietissi-mo, e con quella grazia che s’ ap-prende facilmente ai cuori gentilipiù che nel silenzio dello scritto-rio, nella frequenza delle societàpiù civili e più colte. Per ciò, ogiustamente, era egli detto il ral-legratore dei crocchi ; per ciò fudesiderato, ricercato ed accarezza-to in Roma, in Firenze, in Vene-zia, in Milano, ed in qualunquealtro luogo che visitò. Non dicodiPadova, che se L’ ebbe per tantianni stimato e carissimo.

Fi' p>erò da notare che la sti-ma e 1’ affetto di tutti non ottennegià egli p>er il fatto solo, quantun-que verissimo, che era un dotto ;ma ben anche, e forse più, per leefficaci e continue dimostrazionidella sua cordialità verso gli amicie verso tutti. L’ amico fu per luiun vero tesoro. L’ amò affettuosa-mente da vivo; e dopo estinto l’o-norò sempre per ogni modo, espesso per le attestazioni di quel-l’amore che è il vero, perchè dellospirito dell’ evangelica carità chegli stava radicata nel cuore. Ed aquesto proposito mi piace di ri-cordare com’ egli, nella mattinadel 7 maggio i 85 ' 2 , uscito appenadel tempio di Possagno, mi dices-se della sentita sua soddisfazione