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[Volume terzo e volume quatro.]
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nell’essere stato di quella mattinail primo a celebrare la santa Messaper divota preghiera di eterna pa-ce all’anima del suo caro amico, ilfondatore di quel magnifico tem-pio, innalzato Deo Opt. Max. Uniac Trino. Quella mattina era laprima che succedeva alla consacra-zione solenne di quel tempio, fat-ta dalla commossa pietà di monsi-gnor vescovo di Mindo, fratello alCanova. Per invito grazioso diquell’ illustre prelato era presentea quella sacra funzione il suo ami-co Francesconi, vi era il Maffei ( ilprofessore della già scuola milita-re del Genio e dell’ Artiglieria inModena); ed a questi egregi eradi compagnia lo scrivente che quelgiorno ha segnato di grata ed ono-revole ricordanza.

Uno de’gentili modi che tennealcuna volta il nostro Francesconiper attestare agli amici l’affettuo-sa parte che egli pur si prendeanelle occasioni o liete o doloroseche li toccassero, fu anche quellodella poesia ;en’è prova un fasci-colo tra le sue carte, segnato daIni: Versi miei. Trovansi in essoraccolti vari sonetti a stampa iri fo-gli volanti. E questi sonetti ch’e-gli, di già pastore di Arcadia finodal 1790 col nome di Damaste Si-geo, scriveva il più delle volteslans pede in uno, sono di letturapiacevolissima, massime per quel-li che l’autore conobbero da vici-no, e principalmente per la singo-larità dei pensieri e de’ fantasticivoli di quella sua mente. Sono danotarsi li stampati per liete occa-sioni in questi ultimi anni, e di-retti al conte Alvise Mocenigo perle nozze Grimani-Manin (i82g) ;al eav. Angelo Mengaldo per la lau-rea del suo frat. Vincenzo ( 1 85 o) ;a monsignor Farina vescovo di Pa-dova, in ringraziamento di avereanimato 1 ’ abate G. Barbieri aglistudi di sacro oratore ( i 85 i ); amonsignor Cappellai!, nell’ingres-

so al vescovado di Vicenza (1832)}e per le fauste nozze Selvatico-Contarini (i 854 ).

Colla stessa facilità con che scris-se versi italiani ne dettò anche dilatini; e nel citato fascicolo, oltread alcuni epigrammi a stampa,leggonsi due bei carmi, in esame-tri , manoscritti e forse inediti ,l’uno col titolo Jonas in Tharsuntnavigans, e 1’ altro IdololatriaHebraeorum in Deserto renovatnper Jeroboam.

Che se dopo il detto finora del-le cure del Francesconi o nel pre-venire o nel secondare per tantigraziosi uffici di gentilezza e dicortesia di fatto le ricerche e lepremure degli amici, si volesse dataluno che si notassero i nomi de-gli stessi suoi amici, o di questianche i soli principali e più cari,si dovrebbe rispondere ebe questosarebbe assai bello, ma difficile etroppo lungo lavoro. Per ciò ba-sterà di asserire, come le varie epi-stole a lui dirette il dimostrano,che oltre i tanti dotti furono ami-ci suoi tutti gli egregi che i bene-meriti cultori delle scienze e del-le lettere tengono in pregio 1 . Chipoi visse con lui per frequenza dioccasioni, ed ebbe lunga e bella1’ opportunità di conoscerlo nellamente enei cuore, deve anche at-testare che tra il numero de’suoiamici teneva carissimi i poveri, eli rallegrava per larghezza di sov-venzioni, e cosi, che se la sua sini-stra mano non sapeva di ciò che sifacesse la destra, bene il suo bor-siglio il sapeva , che delle diecivolte gli restava vuoto le nove.Gl’impiegati a cui presiedeva nonavrebbero mai avuto bisogno' didomandare in qual giorno del me-se il Francesconi avesse ricevuto ilsoldo del suo stipendio : la proces-sione de’ segnati alle sue limosinosu per la scala della Biblioteca l’a-vrebbe indicato abbastanza,

E 1 ’ esercizio' di queste opero