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[Volume terzo e volume quatro.]
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della carità non dimenticava nellesue assenze da Padova ; chè facealocontinuare col mezzo di un suoamico, e nemmeno dimenticavalonelle distrazioni di mente allequali andò qualche volta solenne-mente soggetto, ed io credo a giu-sto riposo di quella sua sì prodi-giosa e sì affaticata memoria. E,per toccare brevemente anche diquelle sue distrazioni, in raccon-tando delle quali soleva egli stessoridere assai, veramente singolaritra le altre gli accaddero le seguen-ti: Quando da san Polo, in Vene-zia, giunse per la via di Rialto asan Marco, ritenendo di esseretutto vestito in abito di costumeecclesiastico per assistere ad unasolenne funzione, e fu avvertitoche in luogo di scarpe e di cappel-lo avea le pantofole e la berrettadi notte : e quando rimase tuttosolo al pranzo da lui ordinato inBologna per convitare ventiquat-tro de’ suoi compagni del CollegioElettorale dei dotti, perchè di-menticò d’ invitarli : e quandodalla posta in Milano non potè a-versi le sue lettere finché il salutodi un amico non gli fece ricordaredel proprio cognome : e quando,in fine, sendo a Fusina, per Ve-nezia, volea che la chiave di unacamera della locanda gli valesseper passaporto. Di quest’ ultimaavvenutagli alla presenza di Mon-ti, di Perticavi e dello scrivente ,ne fa grazioso cenno in una sualettera il Monti medesimo (nel vo-lume V, faccia 206 delle sue Ope-re inedite e rare, Milano, perLampato, i 834 , in 8.°).

A me piace di credere che inun qualche momento di quelle suedistrazioni siagli anche venuto ilconcepimento del progetto , chepoi eseguì di suo proprio disegnoed alie sue spese, di costruzionedella casetta ridotta ad uso di suaabitazione per entro di un voltoin pian terreno di sotto la grande

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sala della Biblioteca. Parea chequasi si compiacesse di questasua architettonica creazione ; chèove gli amici suoi giudicata l’aves-sero e ristretta ed oscura ed inco-moda , egli se ne rideva, e conquella sua graziosa facilità di elo-quenza anìmavasi nel provare tut-to il contrario : egli che di tuttala sua vita fu contentissimo di nonmettere alcuna importanza in tut-to ciò che i più degli uomini stu-diano pur tanto di procacciare allamaggiore agiatezza e al maggiorcomodo della persona.

Dalle notizie qui date del Fra n-cesconi io confido che si possa co-noscere, se non quanto egli fosse,certamente quanto fece per la in-tenzione dell’ avanzamento dellescienze e per 1’ onore delle buonelettere. Ma de’ suoi meriti e dellesue lodi parleranno le tante acca-demie delle quali fu socio, e nedirà l’I. R. Istituto a cui apparten-ne pel doppio titolo di membro edi segretario.

E tale si fu 1 * abate DanieleFrancesconi, il quale, godendo diprospera e vigorosa salute, da uncolpo di apoplessia ci venne rapitoad un’ora pomeridiana del 17 no-vembre del caduto anno 1 855 inVenezia, e nella casa ospitale delsuo benefico amico, il conte Alvi-se Motenigo.

Se l’improvvisa perdita di quel-l’uomo, per religione, per cuore,per dottrina e per modestia si ri-spettabile , fece dolentissimi , inVenezia , gl' innumerevoli suoiammiratori ed amici, e di tal mo-do, che al tristissimo annunzioVenezia sembrava veramente de-solata ( Lettera del suo egregio a-mico il sig. Francesco Brembilla,a me diretta nel 17 novembre sud-detto ) -, rese afflitti egualmentequelli di Padova e quelli di ognialtro luogo, ai quali tutti quel ca-ro uomo lasciò di sé vivissimo de-siderio.