seguitato , sarebbe venuto piùdappresso alla glori? del baroneCam nocini; ma si arrestò, scorag-giato dalla soverchia timidezza dicerto Clemensori giovine romano,che alcun segno d’ amore meritòdall’Appiani : il quale all’incontrovergendo l e miniature del Gril-lenzoni, giudicò essere non in qua-lità di dilettante , ma di artista alodarsi. Questi adunque lasciaval’esercizio, non però lo studio del-le ragioni dell’ arte, e volgendotempi sinistri, a casa si ridusse ; senon che vennegli offerta l’occasio-ne del segretariato dell’ambascerianel regno di Napoli, ed egli lacolse ansioso di visitare le reliquiedell’antichità a Pompei ed Erco-lano : del resto in quel pnblico ci-licio ebbe lode d’ integrità e diprudenza. E quale nella prospera,tale si mostrò nell’avversa fortunatornando privato a Ferrara nel se-no di sua famiglia, accresciuta pel-ili i della sua donna, Giulietta deiPensa di Milano, e di cari figliuo-li ; ina gli fu dolce riveder lioma,che i monumenti delle arti ricu-perava, e dall’ architetto Sterne,che sino dalla gioventù lo amava,fu accolto ospitalmente. Più dolceancora gli fu perfezionare i suoistudi di miniatura : operò cinqueritraiti di classici dipintori italia-ni » nei quali quel finito da simil>» genere di dipintura richiesto ve-li desi animato da tocchi giusti e55 spiritosi ; e ti paiono più preston dall’impastamento che dalla pun-5i ta del pennello lavorati : e ad ac->i crescerne 1’ illusione ei vi diè55 sopra di una certa sua velatura,55 che compariscono bene che mai n.Dalla stampa del Longhi, la Gala-tea dell'Albani, ricavò un quadret-to, che fu giudicato rappresentareÀmfitrite : nelle stentature del mi-niare offrire le prospettive dell’a-ria e dell’acqua, la condotta dellemasse de’ lumi e delle tinte , loscorcio de’ nudi, è cosa appena
sperabile. Ma provando e ripro-vando egli venne a buon segno ;tanto più che non solo pose lamente, ma il cuore a ritrarre lamoglie ed i figli : e quando l’affet-to aiuta, non è cosa di grande ,che F artista possa e non faccia.Ancora ripigliò il dipingere a olio,e terminò il quadro di Ariannaabbandonata sull’abbozzo, che neaveva già ne’ suoi studi di Roma :il qual lavoro fu lodato come pit-tura di vero buon gusto. Si pia-cque molto ritrarre gli amici, aiquali fu tenero, e presso una gen-tilissima, che fu l'amore di Ferra-ra , li mostrava. Dal cardinale À-rezzo, legato vigilantissimo, ebbedi curare la salvezza delle pittureantiche ferraresi. Ultimamente alsepolcro dell’ architetto Foschiniprese a dipingere entro un arco diparete del cimitero una figurapiangente: chi gli avesse detto al-lora, che nell’ arco dappresso po-chi anni dopo la vedova di lui a-vrebbe scolpito un segno del suodolore ! Nell’ età ancor verde di52 anni egli andò a morire nellasua casa nativa di Finale nella stan-za appunto , dove erano morti1’ uno appo F altro i suoi genitori,e lasciò in lagrime una sorella, lamoglie e cinque figli. Ebbe ese-quie e lodi da’conterranei : questelodi poi in Modena si rinnovaronoe solennemente in Ferrara sua pa-tria d’amore : la quale sa confi eglifu buono e savio, e dall’ arte rac-colse il meglio,: gentilezza di mo-di, aggiustatezza di parlare, co-raggio nelle sventure, (i)
D. Vaccolini.
(i) Negli atli delle adunanze solenninella Scuola d' Ornalo del Comune diFerrara (Ferrara 1822) vedasi il di-scorso lelto dal colile Ercole Gvaziadei.