voce fenz’ anima. Peri dal Bo-scovich ebbe i sussìdii delle ma-tematiche, dal Romani dall’Asclo-pi dal Benvenuti quelli della lilo-solia : e venuta all’archiginnasiodella Sapienza apprese dal Devotie dal Mattri il diritto civilo e ca-nonico, dal Benazzi il criminale.Ma perchè nelle scuole la linguadel Lazio teneva il 'seggio, guar-dando l’italica quasi nemica; per-chè 1 ’ Arcadia mirava a raddrizza-re i concetti stravolti delle inatteragioni de’ secentisti, e non cura-va abbastanza le squisitezze delvolgar nostro e l’evidenza di Dan-te , parve che lo scrivere italianodel Battistini non menasse 1 ’ orode’classici; non però fu arido nèdissoluto , non legato alle catenedella Crusca nè sciolto alla licen-za de’ novatori. Conobbe di 4 p an-ni, che era da studiar 1 ’ Alighierie prendere novo stile ; perocchéil secolo dimandava non parole ,ma cose : se non che l’abito si fanatura , e mutarlo è malagevolenella virilità, quando siasi già fat-to nell’adolescenza : oltre questecomuni, il Battistini trovò altredifficoltà nelle strettezze domesti-che. A’ 18 anni perdette il padre,nè di lui rimase che il nome col-la memoria delle virtù ; la buonaavola gli restava: per sostenere laquale con bello esempio di gratoanimo , sacrificò la propria incli-nazione; che lo traeva a scriversinella compagnia di Gesù . Alienodai rumori del foro , come dallebassezze cortigianesche , preferìuna modesta fortuna colla quieteonorata degli studi : così fu con-tento alla cattedra di eloquenzaitaliana e latina nel collegio diPropaganda: la tenne con amore25 anni, insino a tanto che quel-V istituto durò. Venuto il turbined’oltremonte a discstare il bel pae-se, egli passò alla cattedra di uma-nità nell’ università gregoriana ;nè vi rimase, se non quanto mo-
strossi quel fantasma di romanarepubblica : tornati i bramosi, fuprefetto degli studi in quella uni-versità. Ricomposte le cose fu di-menticato, u nella calma non tro-vò quel dólce riposo, che i passatirivolgimenti non nìegarono al sa-pere cd alla virtù . Non è però ,che manchino al mondo animegenerose, le quali vendicano i tortidegli uomini ( che noi diciamodella fortuna): il Battistini trovònell’ eccelleiitissiiM casa Caetanitanto maggiore la grazia , quantocontro di lui era più la sventura.Appo quella, prima all’ Esquiliuooscia ai ginnasi, adoperandosi nel-insegnar lettere latine ai giova-ni , tanto maschi che femmine ,della famiglia, ebbe stanza; ebbeogni consolazione della vita; sin-ché oppresso da idrope al petto,tra i conforti di ospitalità e di ro-“ligione, spirò il 27 febbraio 1825,Chi volesse un saggio dello scri-vere di lui nel nuovo latino leggala Selva di Angelo Poliziano in-titolata l’Ambra , in versi sciolti(Roma i 8 o 3 , nella stamperia Cae-tani sul colle Esquilino, in 8). Pre-cede una lettern ad Urania, nomearcadico di Teresa Benincampiper Megete Inopeo nome del Bat-tistini: la versione ha il testo afronte , ed è ricca di annotazioni.Quanto al suo scrivere nell’anticolatino, vedasi un bell’epigrammapel s. Natale, che è nel GiornaleArcadico (gennaio 1822). Nò me-ravigli, così pochi scritti essere inistampa di un uomo, che potendolasciare di sè memoria nelle carte,non volle; tanto fn umile! Rima-se contento al momentaneo trion-fo dell’ improvvisare in versi ita-liani: e venuto a confronto dellaGorilla e della Fantastici, non la-sciò che il sesso più forte fosse vin-to dal debole. Ma nel latino valsepiù assai , chè accoppiò alla giu-stezza de’concetti ancora l’elegan-za : tie sono testimonii quanti lo