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corrispondenti. Ebbe commercioepistolare col Tiretboschi , Ama-duzzi, Giovinnzzi, (Cancellieri : edamicizia coi dotti di .Napoli, tra iipiali col piò glorioso che fortuna-to Francesco Daniele, che lo vo-leva giudice de’suoi scritti; e colmarch, càv. Michele Arditi, a cuidonò un bel faleucio per commen-darlo della dotta illustrazione diun vaso trovato nelle ruine di Lo-cri( Napoli, i;95/).
D. Vaccouni.
ALBRIZZI (Isabella). Nacquela contessa Isabella Teotochi, figliaal conte Antonio, di famiglia prin-cipale fra le corciresi per nobiltà, enotabile per dovizie. Zio paternoerale il conte Spiridione, commen-datore di S. Giovanni di Gerusa-lemme, principe e preside della re-pubblica settinsulare, e tenuto uni-versalmente in altissimo pregio .Fanciulletta ancora , per palla ,inavvertitamente sparatale da unode'fratelli, credendo vóto lo schiop-po, fu presso a perdere uno per lomeno degli ocelli tanto indi loda-ti. Avvezza !’ Italia ad ornarsi del-la greca bellezza, come questa afelicemente allignare in terreno asè confacente, accolse, verso il 1779,giovanissima la contessa Isabella .Lina burrasca le toccò nel brevetragitto, non so se a farle piò carala spiaggia cui afferrava con tantotravaglio; ma certo da questo e dalraccontato pericolo dello schioppole venne di mostrarsi poi al som-mo guardinga da ciò che potessearrecarle dolore, a cui, diceva ella,non è cosa che possa giustificarel’esporsi inconsideratamente. Ve-nezia fra le italiane città fu la pri-ma a riceverla e a festeggiarla. Civeniva ella sposa del patrizio Car-lo Antonio Marin, degno di lungafama per la Storia del Commercioda Veneziani, e che indi fu mem-bro dell’ italiano collegio elettora-
le dei dotti. Fra genti inveteratanell’amore all’eleganza e alla so-cievolezza tanto doveva essere l’ap-parire di una donna giovine,avve-nente, spiritosa, venuta dalla con-trada delle arti e dell’antica civil-tà, con in se quel di più che dallearti e dalla civiltà si desidera aprosperare, quanto 1’ eccitar quel-la spezie di ammirazione e di af-fetto, non sazievole nè fugace, checomincia colla curiosità, ma nonfinisce con essa. Fu dunque subitoaccerchiata da quel di meglio chedar potesse la nostra città, che ol-tre alla ricchezza propria, era, co-me sarà sempre, allora più che maifrequentata dagli stranieri. Finoa undici diverse nazioni, compre-savi la chinese, notate furono unasera raccogliersi nella sua stanza,ed io mi ricordo di un’altra serain cui con parecchi giovani ebbi ariverire da forse dieci delle piòbelle glorie italiane sedute intornoall’ Albrizzi , e di fronte ad essaleresa Vordoni.— A confermarlanostra vennero in seguito le noz-ze col patrizio Giuseppe Albrizzi,insigne per cospicue cariche, fra lequali la importantissima d’Inqui-sitore. Al qual proposito non ispia-cerà forse che io ricordi f avven-tura di una forestiera, che, venutaa Venezia invasa degli spaventac-ela promulgati da storici poco fe-deli circa il misterioso tribunale,richiese la contessa Isabella , cuiera stata raccomandata , che le fa-cesse vedere, come e quando e perquel pochissimo che fosse possibi-le , quella terribile singolarità diun Inquisitore. Le rispose la con-tessa che vi si proverebbe, e intan-to entrato essendo 1 ’ Albrizzi, uo-mo di ftsonomia tutto aperta e spi-rante benevolenza, e di modi uma-ni e accostevoli al sommo, come vi-de avere la forestiera alcun pococon lui dialogato : Ecco, le disse ,compiaciuto il desiderio vostro ;non che vedere, avete già parlato