Band 
[Volume terzo e volume quatro.]
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ni la persona terribilissima di unInquisitore.

1 viao-irì e le amicizie di uomini

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ragguardevoli, per vari rispetti ,contribuirono sempre a nobilitar-le l’ingegno e a distendere la suarinomanza. Roma e Firenze furo-no da lei visitate negli ultimi annidel secolo scorso . Nella prima diqueste città ebbe familiare il ve-neto ambasciatore cav. Pesaro, emaestri nello studio dell’ erudizio-ne e nel retto giudicare dei lavorid’arte Ennio Quirino Visconti eil Francasconi. Di che fu in lei, senon originato , certamente accre-sciuto 1’ interno sentimento, e am-pliata la pratica} per cui al vederedi una pittura facilmente sapevacui attribuirla , e a stagione piùtarda potè descrivere , come dire-mo, le opere Canovìane. In Firen-ze legò conoscenza coll’ Alfieri ,avuto ad introduttore il Cesarot-ti, la lettera accompagnatoria delquale, bellissima e sommamenteonorevole a chi la porgeva, si leg-ge nell’ Epistolario di quel cele-bre professore. E’ Alfieri^ oltrechéavere a grado la compagnia del-1 ’ Albrizzi, che terza sedeva nellamattutina colezione fra lui e lad’Albany, se le tenne riconoscen-te per la ingegnosa difesa dellaMirra da lei pubblicata contro leaccuse dell’ Arteaga, di eui pureparleremo più sotto. Non è sover-chio dì lode il dire essere stati in-timi, o per lo meno conosciuti al-l’Albrizzi, quanti l’Italia potè con-tare più illustri ingegni contem-poranei , fra quali , a non tesseretroppo lungo catalogo, e arrestan-doci a’ più domestici, ricorderemoPindemonte, Foscolo, Mascheroni,Bcrtola, Cesarotti,Cicognara, Spal-lanzani, Resini, Mustoxidi, Fran-ceschinis, e il Meli del nostro dia-le to Antonio Lamberti. Nè soli gliItil iani . Nel 1792 contava di giàfra’suoi amici il l)e-Non , autoreche indi fu del Viaggio in Egitto,

e direttore del museo e delle artiin Francia . Si conserva di Ini incasa Albrizzi , oltre a molte altreincisioni, il ritratto di Goethe e-serrrplato dal vivo. Compatriota alDe-Non, Villoison , Cnateauneiif( il Castelnuovo della bella episto-la pindemontiana), d’Hancarville,la Maison-fort mostraronsi a lei de-voti ; ai quali tutti non piccolo al-lettamento dovette essere l’udirela propria lingua parlata e scrittacon facilità e con sapore non pun-to comuni , e parecchi dei lorodrammi recitati con maestria de-rivata dalle lezioni di Leasing edegli altri teorici di cui fu studio-sissima. Siffatte relazioni, duratenella lontananza, più sempre rin-fervoraronsi quando nel 1817 l’Al-brizzi si condusse a Parigi e vi di-morò cinque mesi. Novelli entra-rono allora nella sua conoscenza ,che, quando trattavasi d’uomini in-signi, tanto valeva quanto amici-zia, a tacer d’altri, la Genlis , ilCuvier , il Millin e 1 ’Humboldt:avrebbe ricevuto dalla Stae'l il ri-cambio delle gentilezze ad essaUsate quando ne fece conoscenzain Italia ; ma non potè che udireper via di messo quel desiderio ,essendo 1’ insigne donna agli estre-mi della sua vita. Ciò che di Pari-gi si dice, può dirsi di Firenze, cuirivide nel 1821 , e dove alle acco-glienze facilmente presumibili del-1 ’ Albany, perchè direi quasi lega-te alla memoria del tragico som-mo , si aggiunsero quelle del Ni-colini e del Benvenuti, restando-mene anche qui moderato nelle ci-tazioni. Nè lo straordinario intra-versarsi dei grandi avvenimentionde fu strepitosamente mutatapiù volte la faccia delle pubblichecose, o 1’ ordinaria successione deltempo valsero a scemare quellaspecie di culto che da’ nazionali edagli stranieri rendevasì all’ inge-gno e alle sociali qualità dell’ Al--Frizzi. Sanno tutti di Lord Byron