Band 
[Volume terzo e volume quatro.]
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sensibili non altro poteva essereche accennato. Molti sono i gradie gii aspetti ne’ quali la natura 6imostra ad essere rappresentata, masol imo quello che dal grande arti-sta si coglie; conte fra le molte fra-si onde rimane atteggiata la stessaidea, una sala è quella che la com-prende esattamente senza stirame-la o raggrinzarla. L’Albrizzi dovèsorvolare colla mente creatrice del-lo scultore tutti que’gradi interpo-sti, fermarsi a quell’unico aspettoda cui l’arte riceve il principalesuo lume, e quindi farsi a dichia-rare con pellegrina acutezza di os-servazione ciò che sarebbe stato sa-crilegio il considerare con la cor-tezza dell’ordinaria veduta. A ciònon dubitai d’affermare, che, ol-tre alla naturale perspicacia delsesso e dell’ingegno di lei, venis-sele aiutatrice la convivenza avutacon uomini di straordinario gustoe sapere nelle arti, i viaggi ripetutie sempre proficuamente, e gli stu-di non mai trascurati. Quanto poial giudicare dell’ ultimo terminedi lode dovuta a tali descrizioni,non so qual peso potessi aggiunge-re colle mie parole alle traduzionifattene nelle lingue francese , in-glese e tedesca , e all impazienzapalesata dal Canova di rimeritarne]’ autrice mandandole in dono condedicatoria l’incisione d’uno deipropri monumenti, fin tanto chedurava a scolpire appositamenteper essa il busto di quella bellezzaira le connazionali di lei, che puòdirsi il germe delle più mirabilifantasie de’ classici artisti . Certoquando Ennio Quirino Visconti ,quel lume principalissimo dell’Ar-cheologia, rivide in Parigi la con-tessa Albrizzi nel i8n, boo seppemeglio accompagnare l’idea dellastupenda conservazione della suapersona, che a quella delle stupen-de descrizioni canoviane, dicendo-le con vera argutezza: Contessa ,ella non cangio mai come le sta-

tue che eccellentemente descrive .Bcnnassù Montanari non ebbe chea versificare quest’ espressioni pertrarne uno de’ suoi saporiti epi-grammi. Chiude il catalogo dellecose pubblicate dall’ Albrizzi il ri-tratto di Giustina Ilenier Micbiel,scritto per l’anno II della Strennadel Vallardi, con cui, deponendosopra un sepolcro una di quelleghirlande che seppe intessere aivivi, mostrò che il sentimento del-1’ammirazione da lei tributato an-che ad emuli ingegni, non termi-nava là ove sogliono comunementecessare le dimostrazioni consiglia-te dal desiderio della scambievo-lezza. Non sono i pubblicati queisoli scritti a’ quali avess’ ella rivol-to la mente : immaginato e ben ol-tre condotto aveva, fra gli altri, uncritico paragone delle tr e Meropi $nè certo a distoglierla da quellacomposizione, di cui sarebbe stataparte integrante la tenerezza ma-terna, nulla potè insorgerle all’a-nimo di ciò che al Dedalo virgilia-no impedì continuare nella pieto-sa sua opera ; chè nessuna trista, emoltissime liete idee risvegliarsidovevano nel suo cuore maternoogni qual volta rivolgevasi col pen-siero a’suoi figli. Giusta anche que-sta, che pur fu principalissima, re-tribuzione accordata alla sua mi-tezza e bontà , delle quali, comepure delle altre doti del suo carat-tere, faremo soggetto a quella par-te delle nostre notizie che a com-piere ci rimane.

Sortito avendo da natura la con-tessa Isabella siffatto animo qualerichiedevasi alle cospicue, costanti enumerose amicizie a cui si è accen-nato, primo a provarne la temperasi fu il padre suo, da lei amato coninsolita devozione . Nulla diremodell’ affezione materna ricambiata-le per modo che misura della sod-disfazione de’suoi figliuoli ad ave-re tal madre , beri poteva esserlequella che in se dovette provare.