per avere tali figliuoli. Dalle rela-zioni famiglial i passando alle socia-li, noteremo che voleva esseree fuveramente rara la finezza di quel-la mente e l’equabilità di quell’a-nimo, che in tempi oltremodo pe-ricolosi per discordanti opinioni,lusingate e inasprite a vicenda dal-la cangiante fortuna, non mai videil numero scemarsi , o raffreddarsiil fervore desìi amici e de<rli ade-renti. Mente finissima nell’ indo-vinare quella difficile proporzionecon tutti, che quando sia perfetta-mente trovata ed usata, non lasciadesiderar l’eguaglianza; animo e-quabile neH’immolare la incresce-vole dimostrazione delle proprieperturbazioni, alla sollecitudineche altri si dava di scambiare assi-duamente i conforti della socialepiacevolezza. Al che per giustiziaè forza eh’ io aggiunga 1’ acerrimavigilanza nel togliere che la mal-dicenza o palese, o sotto larva pie-tosa assai più funesta, s’ introdu-cesse in que’ convegni a cui 1' ani-mo viene più confidente ; per cuicredo poter invitare un solo, se viha, che si levi a notare discorsonocente alla propria fama tenutoin tanti anni di quotidiano conve-gno di tante persone in casa dellacontessa Isabella. Bensì ed io e tut-ti possiamo sorgere testimonii del-la pronta desterità con cui essa otorceva o palliava, o coraggiosa-mente troncava qualunque fosseindiscreto e sconsigliato discorso,giugnendo poi fino allo scrupoloriguardo a quelli cui credeva diammettere nelle sue stanze. Eranoper questo meno varii, meno co-piosi, meno urbanamente frizzan-ti i dialoghi ivi tentiti ? Non fudunque a torto, né con più di poe-tica liberalità che di esattezza, cheil Piudemonte, in quell’Epistolein cui a detta del Monti le dottri-ne di Socrate souo parlate col lin-guaggio delle grazie, intitolandola prima alla contessa Albrizzi, la
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chiamasse Saggia Isabella. Chese alla poesia potè sembrare sover-chio l’entrare nella descrizione dialcune doti affatto domestiche, nonsi crederà tale alla prosa, special-mente quando tutti, quasi in epi-grafe sepolcrale, vorrebbonsi toc-care i pregi della defunta. Nontrattò l’ago f Albrizzi, nè d’altrilavori mulièbri si mostrò vaga ,più presto amando la declamazio-ne , e , a preferenza della musicasola, quella accompagnata all’ at-teggiare , e la danza per conse-guenza ; ma non per questo, tut-toché letterata e dell’ arti appas-sionatissima, cessò dall’ attendereall’andamento della domestica eco-nomia, sapendone anzi con perse-verante sagacità migliorare le con-dizioni. Secondo le quali privatevirtù interpretando il nome diSaggia del Pindemonte, più spic-ca e diventa ammirabile da lato aquello di Staci veneziana che da-tole si legge dal Byron nelle suelettere. Ma delle lodi chele ven-nero in ogni tempo e da ogni par-te potrei piuttosto tessere prolissoche compiuto catalogo, se fino dal1792 si vede in un libro stampatoin Bassano, e dedicato dal De-Nonal conte Costantino Zacco, de’piùnotabili fra gli amici della contes-sa Isabella, i più chiari ingegnid’ Italia essere concorsi a lodaremadama Le-Brun, che ne dipinseegregiamente il ritratto . Stettequel ritratto alcuni anni nel gabi-netto del De-Non, e, al morire delcelebre uomo, la delicata sollecitu-dine del conte Tommaso Soranzo,meritevole di particolare ricorda-zione fra i molti illustri amici del-T Albrizzi, il ricuperò facendoneinaspettato presente al conte Giu-seppe, per guisa che la squisitagentilezza onde veniva ricuperatoquel quadro gareggiasse col pregiodella pittura. Non sarebbero forseda. ricordare i numerosi diplomiaccademici dall’Albrizzi ottenuti,