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UNGARELLI (Francesco).Fatti gli studii elementari, vestil’abito de’cherici, e intese preci-puamente all’ arte oratoria. Fusommamente studioso della lin-gua, e ne fece solenne professione;ond’è che ne’suoi sermoni tu am-miri uno stile puro e candido sce-vro da ogni artifizio, grazioso elucido con pochi indizii e sospettidella età in che vivea. Scrisse inpoesia latina ed italiana, e per lafacilità, per la copia, per la pro-prietà di vocaholi, onde vanno fre-giate le sue rime, si acquistònon passeggera fama. Fu eletto aprofessore di eloquenza sacra nelseminario di Ferrara, e verso l’an-no 1764 passò alla cattedra delleumane lettere in quell’ Universi-tà insino all’anno 1771, in cheper un nuovo piano dovè cedereil suo posto al F. Gian Luigi Bon-giocchi Scolopio. Gli fu acerbo1’ essere escluso dalla cattedra,sebbene gli venisse assegnata unaannua gratificazione ; ma dotatoconi’ egli era di prudenza, non nemosse mai lagno. Se ne dolseroperò i suoi alunni, che perdetteroin lui un valente precettore , unuomo dabbene. Fatto Cappellanoordinario delle Cappuccine, con-dusse il resto de’suoi dì nella quie-te, intendendo a dirigere lo spiri-to di quelle monache, e a’ suoiprediletti studii. Le sue orazioniche vennero pubblicate per lestampe, sono :
1. In morte del Cardinale Mar-tello Crescenzi, Arcivescovo diFerrara.
2. In morte dell’ abate Giusep-pe Scutellari Lateranese.
5 . Panegirico di Santa Chiara.
4 - Panegirico della B. BeatriceII d' Este.
Videro pure la luce vari sonet-ti ed altre poetiche composizioni.
Di questo degno sacerdote, chechiuse 1’ estremo dì il 29 gennaio1/77 j fece l'elogio don Andrea
Bertelli, uomo di molta erudizio-ne, ed elegante poeta latino,seguente epitafio:
Hic praestans cithara : rnage*ed pietate refulsit :
Uhi homines, ista vivet apuc)superos.
G . M. Bozol».
CERACCHI (Giuseppe) , na-cque a Roma in via del Pellegri-no, nel luogo detto la Madonnadi stucco, il 4 luglio 1751, da Do-menico gioielliere e Lucia Balbi,onesti genitori : e fu levato al sa-cro fonte il giorno appresso, a 8 .Lorenzo in Damaso, per Benedet-ta Delfini, coi nomi di GiuseppeGiacomo Filippo Gaspare. Toma-so Bighi gli fu maestro ; ma eglidovette più al suo ingegno e a’suoistudi, che ad ogni maniera di di-sciplina. Da natura disposto allastatuaria, lavorava di vena così,che ben presto ebbe ritratte inbozzetti le più maravigliose operedelle romane gallepie. Di iq annipartì alla volta di Firenze e Mila-no : nelle quali città eseguì alcunilavori, e tra gli altri un grupporappresentante i figli del principeAlbani. Bipatriava con bella fama,e il duca Braschi gli allogò il bu-sto di Pio VI suo zio per 300 zec-chini. Eseguito il lavoro, il ducanon volle pagargli che 4oo scudi ;onde il Ceracchi (tanto singolarequanto il Cellini) disgustato, chealtri 4o scudi non gli si dessero se-condo il patto, riprese il suo bu-sto : e dicendo non esser quello,paese per lui, se ne partì, recan-dosi in Baviera da quell’ Elettore,che lo, conosceva e stimava : e, fat-togli presente del busto di un pa-pa così glorioso, n’ ebbe 700, scudie lode di valente artista. Passò aVienna, dove non valsero a rite-nerlo le profferte che gli vennero,fatte per maestro e direttore del-la scuola di scultura : ivi peri}condusse in moglie Teresa ..... 4