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quelle opere, eseguite parte a tem-pera, parte a fresco, e parte a olio,a tutti coloro non solo che di talidiscipline sono intendentissimi ,ma al comune eziandio degli uo-mini; chè il bello nelle arti sa far-si strada nel cuore di ognuno, co-munque ne sia la condiziona Allaetà di trenjt’anpi condusse a mo-glie Veronica, Giovanetti di Salu-te ciò, da cui ebbe figli , fra’qualiClemente, cbenon indegnamentecalcò, F orme paterne nella nobilearte di Apelle. Rimino non è fraquelle male ordinate, città, che oper disconoscenza del buono, o perpoco amore della virtù, sopportino,che i suoi veraci figli non abbianoad essere rimeritati ed assistiti.Egli è perciò, che il nostro Fran-cesco , correa allora F anno 1799,fu in quel Liceo eletto a professo-re di disegno. Sentì nel suo inter-no di poter aggiugnere a più altagloria nell’arte: avvisò quindi conocchio intrepido qualsiasi difficol-tosa impresa ; vi si mise entro conarditezza di animo; non si sgomen-tò di ogni più malagevole ostacolo;e potè con nuove opere mostrarequanto maggiore eccellenza venis-se in essa acquistando: ond’è checominciò il suo nome a suonar ca-ro e diletto a quanti evano amicidella virtù : venne eletto F an-no i 8 o 5 con diploma a professo-re di pittura nell’ accademia diBologna, il quale ufficio disim-pegnò con applauso insino al fini-re dell’anno 1806, epoca in cuivenne richiesto a professore di di-segno nell’accademia di Padova.Quivi stette soltanto sino al set-tembre del 1810, chè con dispac-cio del 26 di settembre 1810 fu in-vitato a riprendere le sue lezionidi pittura in Bologna, ove chiuseF estremo dì. Le norme eh’ e’ se-guiva nella educazione de’suoi a-lunni , delle quali procacceremodare un cenno, non poterono nonriescire a bene ; cosicché dalla sua
scuola sortirono rinomati allievi ,alcuni da’ quali in processo di tem-po salirono cattedre di pittura. Ec-co le norme, sulle quali informavai suoi alunni.
Tutti gli sforzi del genio deg-gionsi ridurre ad una scelta dellepiù belle parti della natura percomporre un tutto squisito piùperfetto che non la natura stessa :è questo il principio sul quale in-nalzasi il piano fondamentale del-le arti, e che i più grandi artistihanno seguito in tutt’i secoli: ilgenio, eh’ è il padre delle arti, deb-be perciò imitare la natura , manon quale si presenta al nostrosguardo. Lo spirito umano nonpuò creare che impropriamente :tutte le sue produzioni portano dinecessità 1 impronta di un modello:i mostri stessi, cui una immagina-zione stemperata si figura nei suoidelirii, non possono essere com-posti se non con parti tolte allanatura ; e se per capriccio alcunofa di queste parti un tutto contra-rio alle leggi naturali, nel degra-dare la natura degrada sè stesso. Ilimiti sono segnati: chi gli oltre-passa si perde. Il genio non è, co-me taluni potrehbonsi dare a cre-dere, un foco violento che traspor-ta F anima e la canduce a caso: nonè una forza cieca che operi mac-chinalmente , una sorgente chegetti i suoi flutti e gli abbandoni:è a vece una ragione attiva che siesercita con arte sur un obbietto ,che ne ricerca industriosamentetutte le facce reali, tutte le pos-sibili: il suo ufficio non consistenello immaginare ciò che nonpuò essere, ma bensì ciò eh’ è. Ilgenio debbe avere un appoggio,e questo appoggio èia natura: e’non può crearla ; non può distrug-gerla ; deve seguirla , imitarla ;quindi tutto eh’e’ produce non èehe imitazione. La natura , tuttoeh’ è, tutto che di leggieri possia-mo concepire siccome possibile ,