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di vivere ; nei piaceri usò giustotemperamento senza essere alienoda moderata giocondità: e se no-mo qual era non andò scevro dalleumane fralezze, le morali doti dicui seppe arricchirsi l’animo, perproprio decoro e della patria , aquelle di gran lunga sovrastarono.
Ecco 1 ’ uomo, che la ciltà di A-lessandria perdeva sul finire di no-vembre 1834.
Oltre le accennate opere ci halasciato tragedie, commedie, me-lodrammi , fra cui il Giudizio diParide, dramma eroi-comico;l'Erede Onorato ossia Chi pagadebito acquista credito , comme-dia ; Gellrude e Roberto , ossia laVirtuosa da ballo ed il protettore.,commedia ; I Pastori in Betlem-me, oratorio sacro, ecc. D’ineditoe apparecchiato alla stampa, Abe-lardo ed Eloisa, «ommedia, Let-tera critica intorno ad un sonettonel quale si pose in dubbio la esi-stenza dei Ss. Bandolino e Vale-rio, patroni della città di Alessan-dria. Elogio funebre del conte Bel-lingeri, già principe dell’ accade-mia degl’ Immobili. Cenni biogra-fici intorno al pittore GiovanniMigliava, Alessandrino, cavalie-re dell'ordine civile di Savoia,dettati nell'occasione in cui la cit-tà di Alessandria fece coniare unamedaglia in onore di questo illu-stre caposcuola ecc. ecc. ecc.
N. N.
MALACARNE (Michele Vin-cenzo Maria ), nacque in Saluzzoa’28 settembre 1 ^44» e poco man-cò che per uno strano accidentevittima non restassein fasce di unabarbara morte. Poiché recatasi undi la madre col fanciullino lattan-te a villeggiare presso de’ suoi pa-renti, in tempo del pranzo ad unafantesca affidò il bambino, che ad-dormentato in una culla piena difoglie di sorgo, fu da essa per al-cuni momenti abbandonato in una
stalla a canto la mangiatoia di unavacca; incitata questa dal frescacibo delle foglie, cominciò a man-giarle e rovesciò la culla, perlochòle cadde fra le zampe il bambinoa cui strappò la cuffia dal capo, el’andava masticando allorché so-pragginnse la donna. Cominciò dibuon’ ora ad essere istruito da d-cuni Padri Domenicani le cui di-vise per qualche tempo vesti, mapresto depose. Dotato di non or-dinaria vivacità, spiegossi in luianche fanciullo F inclinazione alpoetare, del che diede in età disoli dieci anni alcuni saggi noninfelici; ma le premure de’suoigenitori e di suo cugino D. Chiaf-fredo Bandi infrenavano questosuo divagamento, e agli utili studidolcemente drizzavano il giovi-netto Vincenzo, che alcune voltefra i suoi condiscepoli spiccar fa-ceva anche involontariamente lasingolarità del carattere. Ammae-strato che fu con 1’ assistenza dieccellenti professori nella retori-ca e nella buona filosofìa, ([) ven-ne Fauno l'jljo ammesso allo stu-dio della chirurgia nel Ducal Col-legio delle IProvincie in Torino,dove educav.ansi alla patria ed allescienze gli alunni che ivi abbon-davan di mezzi per riuscire eccel-lenti in quella carriera cui loro,d’ intraprendere piaceva. Intima
(r) Un suo condiscepolo recitò in unaAccademia, dove egli ed adtri scolari sifecero udire con prose e poesie italianee latine, un’ orazione che dal maestrafu giudicata la migliore uscita dalla suascuola; ma questa era lavoro di Mala-carne che per far piacere al compagnola compose & gliela diede da recitare.Il maestro ignaro di ciò, fece rifletteràal nostro giovane la bellezza di questacomposizione, e venne cosi tacitamen-te a lodarlo; ma egli nulla si alterò.
All'epoca incirca in cui si applicò allaFilosofia contrasse amicizia con la Gen-til Donna Afra Nalalis signora di noibilissimo contegno, che in molle guiselo beneficò, e gli insegnò la lingua Teadesca da lui molto bene appresa.