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molto ingegnoso è pure Un algo-ritmo compito ma brevissimo, ag-giuntavi la dottrina delle propo-sizioni, e tutto ciò che è necessa-rio per 1’ applicazione del calboloalla geometria ; come anco il suoRagionamento sopra la filosofia.
Èssendo morto nell’anno 1766il Beccari che nel presidentatodell’ Instituto era succeduto alBazani, creato ne fu presidenteil Zanotti. Questa carica fu dalui sostenuta con tutta la digni-tà e con la moderazione di unvero filosofo. Scrisse nell’ estremavecchiaia., imitando Cicerone, unaserie di Paradossi* che provano lavastità e la fermezza del suo in-gegno e 1 aurea sue indole.
Fu il Zanotti di statura mezza-na, di capei biondo, d’occhi az-zurri, di color traente al pallido,d’aspetto grato e piacevole, se nonche d’ordinario traeva molto alpensoso * e ciò anche nel tempodella sua fanciullezza. I disegna-tori lo trovarono difficilissimo aben ritrarsi. Un valente Inglese,trovandosi in Bologna , volle far-ne un ritratto in pittura, il qualesi ha per somigliantissimo, e fuposto nel palazzo dell’ Instituto.
Amante della solitudine fuor dimodo, e inclinato alla malinconia,quant’altri mai, essendo ancorgiovane, sostenne lunghissime tri-stezze e gravissime, senza avernealtra ragione che quella di nontrovar cosa al mondo che il ralle-grasse . Passata di poco l’età di5 o anni, ebbe una febbre acutissi-ma, e fu sul punto di morirne.Sostenne la febbre con indicibiletranquillità d’ animo ; guarendo-ne cominciò a cadere in malin-conia ; e ciò più volte gli avvennein piccole febbri che di tanto intanto il prendevano . Non perciòrendevasi molesto alle compagnie;e fuori de’tempi delle sue tristez-ze maggiori era festevole e giocon-do oltremodo, e diceva eglij stesso
di credere che la maggiore alle-grezza che sia ài mondo, sia quel-la de’ melanconici. Non pòtea ap-plicar l’animo a cosà niuna leg-germente : ove egli si mettesse astudiare, vi si profondava del tut-to, nè potea levarselo di mente,per. quanto vi si sforzasse j avealopresente anche dormendo. Solo sene distogliea , quando pareagli diesser giunto al fine di ciò che s'a-veva proposto. Di qui proveniva-no debolezze e stanchezze di men-te e di corpo non ordinarie, e tan-to più eli’ egli ebbe in costumedi studiar passeggiando, nè scri-ver mai verso o prosa o altroche fosse* senza averlo prima pas-seggiando composto. Dal qual co-stume cominciò poi in processo ditempo a guardarsi, si perchè lestanchezze cominciarono a ren-dersegli intollera bili, si ancora per-chè gli avvenne più volte , massi-me studiando cose matematiche ,che ciò che in pensar passeggian-do gli èra paruto certissimo, scri-vendo poi gli paresse incerto odubbioso j laonde diceva, che perassicurarsi d’ aver ben inteso al-cuna cosa, niun mezzo è; miglioreche provarsi di bene scriverla. Fustudiosissimo della liugua italianafino all’ estrema età ; ed interro-gato negli ultimi suoi giorni, dachi vedevalo meditante , che stes-se studiando, rispose — Studio lamia lingua. Pareva anco che ne-gli ultimi anni di sua vita fossein lui cresciuto 1’ amore delle gre-che lettere ; a tale, che ovunqueandasse, sempre seco portava O-mero, Demostene e Platone. Pre-sto era alla impazienza e ai lievisdegni, e presto ancora a tran-quillarsi. Dolevasi della sua me-moria, che parevagli avere assaidebole, e similmente dell’ intel-letto, che diceva esser poco pron-to. Confìdavasi tutto nella lentez-za del pensare e nell’ ordine, di-cendo che niuna cosa può esser