tlella Rulli coti! a Simpehienia no-minata de’ filopatridi. Fu socio deirinvigoriti di Cento, diegli aricì-stei di Ferrara, della società agra-ria del dipartimento del Reno ,della reale accademia di scienze ■,lettere ed arti di Modena , e del-1 ’ accademia latina. In Mantovastessa poi fu vice-prefetto dell’ ac-cademia di scienze, lettere ed arti,e vice-custode della colonia virgi-liana : che anzi molto adoperossiperchè questa tornasse in corri-spondenza coll’Arcadia sua madre,scrivendone perciò ai eli. monsi-gnori Carlo Emmanuele Muzza-rclli uditore della sacra romanaruota, e Gabrielle Laureani custo-de generale , i quali a motivo diencomio vemgono da me ricordati.
Ora, per parlare degli scritti delmarchese Oavriani, noi, per ser-vire all’ istoria letteraria, non ac-cenneremo! se non i titoli di quellidati alla luce. Essi possono ripar-tirsi in due classi, coni’ egli stessosoleva fare, cioè in opere giovanilied in opere senili. Sono del primogenere le seguenti: i. De vantag-gi dell' orologio oltramontano .2. Poesie varie. 5 . Saggio sui di-ritti dell' uomo. 4 - Elementi repu-blicani. 5 . Amori ovidiani voi. 3 ,delle quali due ultime fu dopobreve tempo fatta una ristampa.
Appartengono all’altra classe:i. L'elogio del conte senatore Fi-lippo Ercolani recitato in Milano,nella seduta del di undici marzo1811, e stampato per ordine del Se-nato. Milano co’tipi di GiovanniDe Stefanis. 2. L'elogio del contesenatore Giovanni Bovara mini-stro pel culto , recitato nella par-rocchiale di ss. Marco, e per ordinedello stesso Svenato stampato in Mi-lano dal detto Giovanni De Ste-f’anis. 3 . Fila di Francesco Pe-trarca. Milano 181 5 . 4 . Dell' epo-pea libri due. Milano 1819. 5 . Let-tere filosofiche . Milano 1820. 6.Considerazioni sull’Odissea. Mi-
lano 1823. n. Delle scienze e dellearti de Eomani da Bomolo ad Au-gusto, voi 2. Mantova 1822.
Le suddette produzioni sonoscritte con buon gusto, con pro-fondità di filosofia, e gli acquista-rono fama di dotto prosatore e dibuon poeta, benché non tutte sie-no di un ugual merito. I giornaline parlarono con lode: qualchevolta però non mancarono di cri-ticare taluna delle sue opinioni ,nè forse a torto. L’opera per altro,di cui più si parlò, fu quella dellescienze e delle arti de’ Romani.Lunghi estratti ne dettero la Bi-blioteca italiana, aprile 1824 pag.o-p, il nuòvo Giornale de’letteratidi Pisa 1823 ai fascio. 11 e 12 , e1824 fase. 16} l’Antologia anno iv,voi. 16 p. 4 :. L’articolo di questaper esser più breve degli altri nondispiacerà al leggitore , che il ri-portiamo in parte , tanto più chepuò presentare un quadro criticodi tale lavoro. Esso adunque siesprime ih siffatte parole.
« Opera dettata da un grandesentimento di ammirazione pergli antichi signori del mondo. Etale sentimento è ben ragionevoleove si guardi alla loro fortezza dianimo, al loro amore della patria,al lor valor militare, alle loro vasteopere di architettura, alla dignitàdella loro eloquenza e della loropoesia. Ma apparisce esagerato sesi pretende rappresentarli più vir-tuosi e più civili che non erano:se si attribuisce loro quasi ugualgusto che ai Greci loro maestri,quasi egual sapere che a’ moderni.Gran parte del secondo volumedell’opera che annunciamo si com-pone di tavole sinottiche della lo-ro botanica, qual Plinio ce la faconoscere paragonata con quelladi Linnèo. Lasciamo stare la spro-porzione di questa parte colle al-tre dell’ opera stessa. L’ idea delconfronto che in essa vien fat-ta come mai è caduta in mente