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ali* autore? Io non voglio ripetereciò che a questo propositi*- fu giàdetto in un articolo a altro gior-nale toscano, ove si vede chiara-mente la mano perita di uno scien-ziato di professione. Rifletterò sol-tanto, quando pure il catalogo del-le piante nominato da Plinio fosseassai maggiore che non è, quandopure non contenesse alcun errore,nè presentasse alcuna ambiguità,che avrebbe a fare col sistema ,colla critica, coi generi e caratteridelle piante del riformatore dellabotanica? Non era meglio passareleggermente sopra di esso, e oc-cuparsi alquanto più degli ordinicivili e militari, e della letteratu-ra di un popolo, di cui, malgradoil tanto parlarne che si fa nellescuole , non si ha generalmenteche una cognizione molto super-ficiale? Cosi è sembrato un vanolusso di erudizione quell’appen-dice sulla non esistenza di Romo-lo , che nulla aggiunge alle ragio-ni con cui vari dotti hanno cre-duto dimostrarla j c dove puresgombrasse ogni dubbio , nullaimporterebbe allo scopo dell’ ope-ra. Non cosi forse l’altra appendicesulla contemporaneità di Numa edi Pittagora, poiché tende a chia-rire un punto d’istoria da cui siriceverebbe nuovo lume sulla le-gislazione di quel re , e sull’ in-fluenza della scuola italica nell’ i-dee e ne’costumi de’Romani ecc. »Mori quest’ esimio cavaliere ilgiorno 5 luglio dell’ anno i853nella stessa sua patria : e la suaperdita fu dai figli e da tutti com-pianta, perocché congiungeva alsapere ed alla gentilezza di trattoquelle qualità sociali, per cui vor-rebbesi che un personaggio, sefosse possibile, non ci venisse tol-to giammai. Era il suo aspetto ve-nerando : bianchi i capelli, spazio-sa la fronte, grandi gli occhi, aqui-lino il naso : di statura piuttostoalto, elegante ma semplice nel ve-
stire e nel tratto: religioso e be-nefico. Fra le cose inedite lasciòeziandio un Compendio di storiaecclesiastica da lui composto men-tre trovavasi in Roma. Xel i835fu pubblicato un suo lavoro postu-mo dal quale ben si vede quantoegli amasse la patria : esso lìa pertitolo Sonetti di Federico Cavria-ni, perla statua di Virgilio, e peiXIII busti di celebri mantovanieretti nel giardino di sua fami~glia, Mantova da Francesco Agaz-zi. Il sonetto però che leggesi sul-la statua di Virgilio fu compostodal sig. marchese Corradino Ca-vriani , giovane di belle speranzeo nipote dell’ illustre defunto.
F. Fasi Montani.
BARBOL ANI (March. Torqua-to) di Arezzo, venne al mondo neiprimordii del secolo XVIII e piùsicuramente negli estremi periodidel XVII, oriundo dall’ illustre ca-sato dei conti da Montauto, che indiverse epoche ha dati all’ Italiatanti valenti uofiìiìii ìii doltriua emassime in anni, come un Chiap-petta potestà e generale pei Guel-fi in Arezzo, un Ubertino potestàe generale degli Aretini, un Al-berto potestà di Siena e di Viter-bo e generale deiSanesi, un Otto,un Federigo , e un Rapino gene-rali di guerra , un Giulio e unOttavio ammiragli delle galere edella religione di S. Stefano e ilprimo generale di Livorno , unMontauto maestro di campo del-l’imperatore e governatore di Pi-tigliano e Sorano, ed altri ancora,che per amor di brevità tralasciodi nominare. Fin dall’ istante incui Torquato cominciò a rifletterevedde che per non rimanere oscu-ri fra i contemporanei abbisogna-va ergersi dal comune per l’aristo-crazia del talento, non già in gra-zia dell’ aristocrazia del grado ,sempre spregevole perchè casualequando non è congiunta a meriti