reali, fu per questo e onde segui-re gli impulsi del suo genio cheti diò a studiare con fondamentole umane lettere e i classici, cosic-ché in pochi anni addivenne ba-stantemente perito nell’antica lin-gua romana e nella poesia , e aquest’ ultima in particolare sen-tendosi chiamato, ed avvedendosipure delle superate difficoltà, edell’ acquistata franchezza nelloscrivere il latino, fece servir que-sto a quella, e da tale unione tras-se in seguito la sua gloria. JNè allesole lettere limitossi, chè seguendol’istinto di famiglia , e forse sem-brandogli poco il lustro che le a-vrebbe recato coi versi, volle ren-dere dei servigi alla patria batten-do la carriera delle armi e distin-guendosi in esse. E cosa degnadi nota come la penna e la spa-da che si di raro trovansi d’accor-do, si fossero date in allora la ma-no per far trionfare colui che am-be onoravate, e ad ambe couse-crava il tempo e l’applicazione,tanto è vero che mentre l’accade-mia dei Forzati di Arezzo col no-me di Adelaste Gorifasiano, e l’Ar-cadia di Roma lo ascrivevano asocio , pili attestati riceveva qualletterato , Cosirùo III e Gio. Ga-stone dei Medici granduchi di To-scana lo insignivano di ragguarde-voli impieghi e gradi militari giun-gendo dappoi fino a quello di te-nente colonnello di cavalleria nelletruppe toscane di S. M. I. Fran-cesco I. Parmi ora di discorreredelle opere del Mar. Torquato esarei ingiusto non ponendo perprima La elegantissima tradu-zione in versi eroici dell' OrlandoFurioso di Lodovico Ariosto editain Arezzo col testo a fronte da Mi-chele Bellotti nel i 5 o in due vo-lumi in 4. Ea è certamente un’inutilità il trasportare in una lin-gua morta una lingua viva e tantobella qual è l’italiana, l’è questoun mostrar d’ ignorare lo scopo
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cui debbon tendere le traduzioni;ma chi non sa che quel secolo Ar-cadico si pasceva molto d’inutili-tà, e che lo sfoggio d’erudizionesenz’altro oggetto che di far pom-pa di sapere teneva spesso il luogodelle attuali proficue esercitazioniaccademiche , e della più partedelle opere attuali? Ma chi potrànegare ciò nullameno che la lati-nità, la fluidità e l’esattezza dellaversione dell’Orlando u’ è tale danon invidiare quella de’tempi diVirgilio e di Orazio? chi non sene persuaderà sentendo p. e. tra-durre — La Ferginella è similealla rosa ec. — Ut flos qui in-septis segretus nascitur orthis —Aulii illuni pueri, nullae tetigerepuellae —, chi non dirà che latraduzione ha superato quasi 1’ o-riginale nella felice similitudinedella 1 uce sull’ acqua d’ una calda-ia? e chi infine non si dorrà chesia rimasta inedita la versione giàfatta dal Barbolani degli altri scrit-ti del Cantore del furioso Paladi-no? Nel lj 5 g comparve pure inFirenze per mezzo della stampe-ria Stecchi un suo componimentoini tolato — Ilei gestae narratiocumvirginis Mariae simulacrumquod est Aretii in tempio eiusdemFirginis Annuntiationi dedicatoillacrjrmavit , pubblicato di nuovoin Pisa nel 1818. Di lui ancora sitrovano Alcuni versi latini nellaraccolta di poesie in morte del-1 ’ abate Caramelli. Firenze perTartini e Franchi tq 5 o — Un Car-me latino per gli sponsali Alber-gotti e Fossombroni. Firenze i ’jid-Un Epigramma latino per le noz-ze Giudici e Bacci. Firenze 1^495e un Sonetto tra gli applausi poe-tici pel ritorno da Loretto dellasereniss. Violante Beatrice princi-pessa di Toscana.
Il march. Torquato morì ai i 7luglio 1756. Se ad alcuno per ca-so nell’ essere in Arezzo venis-se desio di portarsi alla chiesa