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trovalo e le utili applicazioni. Trale invenzioni del suo capace in-gegno mentoveremo principale lalev ; a idraulica semplice e doppiaapplicata alla meccanica non soloper economia dell’ arte, ma a soc-correre gli smarriti navigatori,per dar loro a conoscere 1’ inter-mittente luce de’fari* Che nonfè egli per divulgare que’ suoi in-gegni valevoli a vincere la forzasterminatrice del fuoco, che frut-tarongli il premio che la Franciadonava alle più utili scoperte! E-rasi appena trovato il modo d’il-luminare a gaz, eh’ei meditatenenuove applicazioni corse dovun-que a dirne le maraviglie, e a far-ne di suo danaro pubblici speri-menti. Nè il Watt ebbe appenainventata la tromba da fuoco condoppia pressione e calcolata al giu-sto la dilatazione del vapor acqueo,che egli si affrettò d’insegnarel’applicazione del gran trovato aifilatoi da seta. Lungo sarebbe ildire tutto che ei trovò, meditò,perfezionò, talché non isdegnòoccuparsi dello menome cose ;mentre, non appena la Franciae l’Inghilterra costrussero quellelampadi a si viva luce, ch’ei neportò la novella, insegnandoneed emendandone la dottrina e lapratica. Giovanni Aldini vivendoagli studii ed a sò mai non die-desi al parteggiare, il perchè ilsuo nome non fu mai nè odiatonè proscritto, anzi lui ebbero ingrande onore i Sovrani presso chetutti di Europa, e di nobilissimidoni il presentarono. Amici glifurono i dotti tutti, e singolarmen-te i buoni che lui buono amaro-no fuor misura. Era egli di alta edignitosa statura : usava però di-mesticamente cogli artigiani aiquali era larghissimo dì ammae-stramenti. Modesto fu di guitache non isdegnava apparare an-che dagl’infimi : fu poi giocon-dissimo e vivace negli scherzi. Se
alenilo però richiesto, non Io aves-se prontamente sovvenuto dell’o-pera sua, mostravasi alquanto in-tollerante. Non fu nè avaro, nèprodigo. Spese molto negli editì-zii, ne’ viaggi, nelle sperienze snel resto fe’ masserizie, e moltiaveri cumulò de’quali morendodispoie splendidamente in favoredella patria e delle arti : mentrede’ suoi beni in Lombardia perlire milanesi forse 4.20 mila e ditutte le sue macchine di fisica legòper testamento si facesse in Bolo-gna un pubblico gabinetto di fi-sica e chimica applicate alle artied a’ mestieri, nei quali istrui-scansi gli artigiani. Legò pure unamedaglia d’ oro da stribuirsi nel-l’istituto bolognese a giudizio ditutti gli accademici. Al gabinettonumismatico lasciò le due meda-glie che ebbe in Londra, l’unanel i8o3 dagli Spedali per gli spe-rimenti galvanici sulle umane in-fermità, l’altra nel i85o dalla so-cietà dell’arti, manifatture e com-mercio per altri suoi nobilissimitrovati. E come ei visse semprepiissimo, ordinava si munisse asue spese delle spranghe franckli-niane il tempio della Madonna di6an Luca ; e si terminasse il ma-gnifico portico che conduce allaCertosa ; quest’ ultima parte poidisdisse, poiché altri lo avea in ciòprevenuto. Quest’uomo si bene-merito fra i dolci conforti dellareligione cessò di vivere in Mi-lano a 6 ore antimeridiane deigennaro r 834. sue spoglietrasportate in patria vi ebberomagnifici funerali, e furon depo-ste nella Certosa nella sala serba-ta agli uomini illustri a sinistradel monumento del celebre suozio materno il Galvani. Moltissi-me opere ei lasciò stampate di cuialcuna fu tradotta per fino nel-l’idioma turchesco. Oltre i titolidi cui toccammo, egli era cavalierdi Cristo del nuovo I. R. ordine