del sapere e dell’arti italiane. Quiattese allo studio delle storie an-tiche e moderne, della filosofiamorale, della botanica, della chi-rurgia, e perfino dell’anatomia.Trovò proteziotae nel marcheseViviani ministro in Toscana del-la Corte di Spagna, e nel BaliLorenzo Ottavio del Rosso che sidilettava di poesia. Fu amica alcelebre medico Attilio Zuccagni,il quale le fu di non piccolo gio-vamento nello studio delle scien-ze naturali. Sopra ogni altra cosapoi studiò le lettere greche, lati-ne e italiane : nel greco ebbe amaestro 1’ab. Francesco Fontanibibliotecario della Riccardiana :e di quanto ella arrivasse, a sen-tire innanzi in fatto di letteregreche ne fa testimonianza unatraduzione che lasciò di Bione edi Anacreonte. Rileviamo dall'ab.Andres, che la giovane Sulgherseppe anche di Castiglione, per-chè quel dotto scrittore in unaSua lettera smi viaggio d’Italia af-ferma di aver sentito con mara-viglia tradur da lei all’ improvvi-so in metro lirico italiano duecanzonette del tenero e leggiadroMelendez.
In Firenze e in pubbliche ac-cademie e in sale private dette ri-petuti esperimenti della sua peri-zia nell’ improvvisare, arte allorada molti ammirata, ora da mol-tissimi non creduta. I suoi versierano facili, briosi e forniti dimolta erudizione che certamentenon è il più bell’ornamento dellapoesia. Non ostante dicono essersempre riiusciti carissimi agli a-scoltanti, e per la loro spontanei-tà, e perchè da lei pronunziaticon soavissima voce, e accompa-gnati sempre da nobile e aggra-ziato gesto. Sopra ogni altro ge-nere di poesia presceglieva 1’ ero-tico, genere molto confacente al-la sua natura : perchè avendo cuo-re altamente temperato all’amore,
i suoi canti erano sempre ispiratida teneri affetti, e i sentimentidei personaggi che poneva in isce-na tenevano sempre qualità dalleasserzioni di lei. Dicono i con-temporanei non doversi dubitaredell’estemporaneità delle sue poe-sie perchè fu pronta a cambiarmetro ogni qualvolta ne fosse ri-chiesta. Noi, senza pretendere dimettere in dubbio questa virtùdella Sulgher, diremo solo chepare nel secolo xvm si prestassemaggior fede agli improvvisatoridi quello si faccia nel xix. Nè sa-premmo ascrivere ad ingiustiziaquesta mancanza di fede che han-no i presenti, perchè oramai co-minciano ad esser noti di troppoi modi che si tentano da moltidegli improvvisatori per esclude-re dalle menti degli uomini ildubbio di aver preparati quei ver-si che regalano alla moltitudineper immeditati : modi che, se era-no buoni in un tempo, sembrache di presente manchino in granparte dell’ usata efficacia.
La Sulgher destò ammirazionedi sè nel Lorenzi, nel Gianni,nel Biemonti e nella Bandettinì.E se il Gianni scrisse di lei dueversi oltraggianti che vanno perle bocche di molti, ciò forse deerecarsi a qualche cagione di di-scordia nata in appresso fra loro.Le molte accademie d’improvvisoche dava, e le poesie che andavacontinuamente scrivendo e stam-pando le acquistarono presto mol-ta nominanza fra i letterati italia-ni : per il che molte accademie dilettere 1’ ascrissero fra i loro so-cii. Fra gli Arcadi si chiamò Te-inira Parasside, nome che poi usòin occasione di dare alla luce isuoi versi. Il cognome poi di Fan-tastici le venne da Giovanni Fan-tastici col quale si accasò e concui visse in bella concordia di a-more, e nelle domestiche stanzee nei diversi viaggi che fece a sua