«quando la morte del marito lacondusse a tale tristezza da non«vere mai più vera consolazione.In seguito si uni in seconde noz-ee con Pietro Marchesini citta-dino fiorentino col quale passò ilresto dei suoi giorni. Morì in Fi-renze di colpo apopletico a’dì i 3giugno dell’anno 1824, e fu se-polta nel chiostro di santa Croce,ove una elegantissima epigrafedettata da Gio. Battista Zannonifa fede delle virtù che la reserochiara.
Alcune delle sue poesie com-parvero alla luce in Firenze nelJ78C dalla tipografia Gamhiagi.Nel 1785 fu pubblicato dall’AHe-grini un volume di Poesie, ec,5 \el «791 uscì in Parma un volu-me in 8.vo> di Componimenti poe-tici, dedicati alla duchessa re-gnante di Parma. Nel 1792 furo-no stampate altre poesie colla de-dicazione iad Angelica Kanlfmann1 79L Gio., Tommaso Masi pub-blicò le l'ojesie di Tornirà Par as-side. Quesito volume, adorno delritratto inciso da Morghen, nonè altro che una raccolta di tuttele precedenti con alcune aggiun-te. Nel i 8 o 5 fu stampato in Li-vorno un poemetto intitolato Eroe Leandro , nel 1804 in Firenzeuna tragedia che ha per titolo:La morte di Abele. Nel 1806 fu-rono pubblicate in Firenze alcu-ne Favole Esopiane. Oltre a tut-to ciò esistono della Fantasticimolte poesie sparse in varie rac-colte di circostanza.
Atto Vahnucci
VETTORI { Francesco ). Di-scendeva da quella famiglia che,fattasi grande in Firenze permezzo della mercatura, ebbe no-bilissime cariche nella Repubbli-ca, e dette uomini di molto pre-gio, fra i quali quel Piero che fuuno de’ più caldi amatori dellalibertà fiorentina, e de’ più illu-
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stri per eccellenza d’ ingegno eper ornamenti di lettere. Fran-cesco nacque nel i 6 g 5 in Ispello,città dell’Umbria, dal commenda-tore Federigo Pietro Vettori, pa-trizio fiorentino, e da Maria Ca-terina ZefFerini nobile cortonese.Fece i primi studii nel CollegioNazareno di Roma, e nelle mate-matiche ebbe a maestro il padrePaolino delle Scuole Pie. In ap-presso attese alle leggi civili, masopra ogni altra cosa volse tuttele sue cure a studiare ogni manie-ra di antichità sacre e profane, epresto acquistò una erudizionemaravigliosa. Dimorando in Ro-ma, ove era anche console dellanazione fiorentina, ebbe agio bel-lissimo di studiare gli antichi mo-numenti di cui offre sì larga co-pia quella città, ed arrivò a tantaperizia in fatto di numismatica edi gliltografia, e nel legger le an-tiche iscrizioni che meritamenteera reputato antiquario di moltovalore. Onde l'accademia Etniscadi Cortona , e molte delle più ac-creditate società letterarie italia-ne si reputarono a pregio di aver-lo fra i toro socii. L’amore grandeche avea per le cose antiche loindusse a raccoglierne un abbon-dante e prezioso museo, che diper sè stesso cortesemente mo-strava ai dotti stranieri, e a chiun-que di tali cose si dilettava. Adillustrazione dello stesso museopubblicò senza mettervi nomevarie operette piene di molta dot-trina e commendate dai dotti, co-me si può vedere dai giornali diquell’età. Nel 1706, quando ilceleberrimo pontefice Benedet-to XIV alle molte opere fatte abenefizio del sapere e ad orna-mento di Roma volle aggiunge-re quella di fondare nn museodi antichità cristiane nel Vatica-no, il Vettori di buon grado gliofferse tutto ciò che in quan-to alla sacra erudizione, o aveva