deH'eloquertin greca pia-li nn. Ma, amico come era dellaso iit odine e delle sue occupazioniparticolari, non così di frequenteaccigliava presso di sè i giovanirhc avrebbero potuto dalla suaviva voce apprendere moltissimo.Oliando parlava però dalla catte-dra faceva meravigliare e per lasua facile eloquenza e per la mol-ta dottrina. Essendo obbligatoogni anno a recitare nel princi-pio degli stndii una orazione cheservisse d’incitamento ai giova-ni. egli lo fece in modo da meri-tarsi lode di valente oratore: erii queste orazioni alcune ne stam-pò separatamente, alcune nel ter-zo volume di Eustazio, e le me-desime riunite dedicò al pontefi-ce Benedetto XIV colla ristampadi Roma del 1742; e finalmentenel 1 >j4f> ripubblicò qiieste stessein Lucca aggiungendocene quat-tro di nuove. Ma vedendo chegli argomenti presi a trattare e-rano oramai divenuti troppo voEgari, ed erano stati svolti in tuttele loro parti e considerati in tuttigli aspetti, divisò seco stesso dicelebrare ogni anno le lodi diqualche città di Toscana, e nelleprime sei disse le lodi di Pisa, diVolterra, di Arezzo, di Cortona,di Samminiato e di Livorno,Queste orazioni, dice il Cordellanella Storia letteraria d’Italia,sebbene non sempre siano cice-roniane abbastanza, e lascino ailettori a desiderar qualche cosain quanto allo stile, pure sonopiene di forza, di erudizione edi gravità , e piacciono ancoraper la novità delle materie e de-gli argomenti.
Quantunque occupato in que-sti diversi lavori non abbandonòmai il suo Eustazio, e dolenteehe non se ne continuasse lastampa scrisse Latinamente unalettera al p. Moniglia , nella qua-le discute se il Farsi della Scrit-
tura pia l'.irsn o Cartagine. Que-sta lettera essendo stata criticatadal dottor Giovanni Lami nelleNovelle Fiorentine, ne avvenneche nacque fra loro tal discordiache mai non cessò fino alla mor-te del Politi. Ma ad onta di que-sti dissapori il Lami scrisse di luiun bello elogio nelle Novelle del-1’ anno 1 752.
Priinacbè il Politi passasse daFirenze a Pisa era stato richiestodi consiglio dal direttore dellaStamperia Granducale per la pub-blicazione di qualche opera dirinomanza: ed egli aveva esorta-to lo stampatore medesimo a fareuna raccolta di tutte le opere delMenrsio. A ciò si era subito po-sto mano e il Politi avea promes-so di assistere a quell’ impresa.Ma per la sua andata a Pisa nonavendo potuto continuare, fupregato, volesse almeno correda-re quelle opere di qualche suaillustrazione : al che egli volen-tieri assentì scrivendo una lette-ra Sull'uso delle quadriglie pres-so gli antichi, la quale fu inse-rita nel primo volume delle ope-re meursiane. Doveva aver luogoin quella stessa collezione ancheuna lettera scritta dal Politi aGiorgio Jackson, nella quale di-fende Gregorio Nazianzeno dalletacce dategli dal Meursio; manon essendo arrivata in tempo,fu fatta stampare da FrancescoGori nel 1754 nel volume otta-vo Symbolorum lilterariorum.Nell’anno 1742 il Politi essen-dosi recato a Roma si presentò alsommo Pontefice, e venuto conlui in varii ragionamenti riguar-danti i suoi studii, gli tenne di-scorso delle correzioni da farsial Martirologio romano : impresaalla quale da lungo tempo avevarivolto il pensiero. Il papa lo e-sortò alla continuazione di quellavoro, e con parole amorevolilo pregò, preparasse una nuova