mediocre suo stato, che a quello po-spose ogni più lusinghiera speran-za di fortune e di onori. Scelto do-po un concorso a professore di let-tere latine nell’università di Vil-na, subito vi rinunziava contentod’ esserne stato reputato capace .Così meglio amò di meritare, ched ottenere gli onori. Fu socio del-l’Istituto italiano, e d' altre cele-bri accademie, ed allorquando l’ab.Antonio Cesari riportava il pre-mio per la sua dissertazione soprala lingua italiana, Soldati era ono-rato dell'accessit; il quale può dir-si gloriosum solatium se vogliasiconsiderare qual competitore siavesse. Gli studi non l’allontana-rono dalle amicizie ; anzi lo spin-gevano a ricercar quelle che potes-se per gli studi medesimi coltivare. Fra gli amici suoi carissimi so-no da ricordare il p. Antonioli eil p. Pagnini, ambedue professoriceleberrimi di lettere greche, non-ché il cav. Tommaso Puccini con-servatore dell’ I. R. Galleria di Fi-renze.
Giuseppe Arcangeli.
BALLANTI (Gio. Battista),nacque in Faenza il 5 gennaio 1^62dì Giuseppe Ballanti detto Gra-ziarli e di Teresa Castellani. Gio-vinetto fece il corso di gramaticasotto la disciplina di don Innocen-zo Gordini, e studiò aritmetica daFrancesco Pasi. Poi diede operaal disegno, sotto Giuseppe Boschidetto Carlonini, secondando la vo-lontà del padre, che voleva eserci-tasse 1 ’ arte dell’ incisore. Ma per-chè male si contrasta alla naturaleinclinazione, potè in fine il buonfigliuolo applicarsi di volontà allaplastica e statuaria , apprendendodallo stesso suo padre quel pocoche potè, ed aggiungendo per par-te sua tutto ciò che la fatica e lostudio e il ben disposto ingegnoponno somministrare. In gioven-tù fece il viaggio di Venezia, e
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visitò Padova, Ferrara, ed altrecittà, ammirando ovunque con oc-chio di artista le eccellenti pittu-re, sculture ed architetture. Feceanche più volte il viaggio di Fi-renze , e visitò le città della To-scana, sempre cercando le belle co-se delle arti con quella ansietà, conche i giovani eercano le belle cosed’amore. Solo nel 1826 condiscen-dendo agli amici e parenti, cheJo stimolavano, vide Koma, e piùdi un mese vi stette intento ad os-servare i miracoli delle arti, e qua-si il tempio di ogni bellezza.
Fino dai primi anni fu deditoalla pietà: non lasciava giorno chenon ascoltasse la santa messa pri-ma di porsi al lavoro, nè impren-deva opera di qualche rilievo, chenon premettesse molte orazioni.Ricreavasi spesso alla mensa euca-ristica nella congregazione dellaB. V. Immacolata : devotissimo delpatriarca S. Giuseppe, era scrittoa quella confraternita, e giovolladi consigli e di esempii. Prudentee moderato nel parlare, disinvoltoe faceto, operoso, caritatevole, vis-se celibe: il suo amore fu tutto al-1’ arte, alla famiglia, alla religione.Stretto osservatore delle promes-se , prima di accettare un lavororiandava le commissioni : promet-tevalo a certo tempo, nèoltrepassa-valo. Così la fede e l’onore dell’ar-te egli poneva innanzi all’amoredel guadagno. Nè si lasciò pren-dere alle lusinghe della lodej anzile dispregiò : si racconta che sendovenuto a Ponte Lagoscuro collastatua di S. Gio. Battista, si accor-se che volevasi pubblicare un so-netto in suo onore : ed egli anziche rimanersi alla festa, come erainvitato, volle partirsenesull’istan-te. Nè ambiva il titolo di profes-sore od altro più specioso, e piùche encomii ,e versi stimava un re-galo in benemerenza di sue fati-che, alle quali un tenue prezzo po-neva. Richiesto una volta, perché