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effetti morali possono essere for-tuiti, dipendenti da varie cause,buoni comparativamente ad altrie non assolutamente, per cui laverità delle sentenze di una 6et1aqualunque non è a giudicarsi daessi, ma dalla convenienza di talisentenze co’ risultati di una lun-ga ed accurata osservazione del-l’uomo e della società ; cosi inda-gò quanto in questa osservazionesi occupassero gli antichi, quan-to si avanzarono i moderni. Nel-la terza parte argomentò dell’avervoluto gli antichi defluire le leg-gi generali dell’ ordine fisico , aiquali non fu possibile studiarnebene che alcune particolari ; ditutto che intravidero delle pri-me, di quanto intesero chiara-mente delle seconde, delle ap-plicazioni che ne fecero , dellescoperte che agevolarono a’ mo-derni.
Quest'opera, di cui parlava ilDe-Ocheda nelle sue lettere, nonvide la luce: ne venne detto, perconsiglio di un prelato, il qualefu di sentenza, poter essere algiovine scrittore oggetto di di-spute e di dispiaceri.
Volgea in mente di contrappor-re una specie di bilancio al pa-radosso famoso, con che il filoso-fo di Ginevra si fe’ noto al mon-do j che di que’ dì leggeasi conmaraviglia infinita, specialmentede’ giovani ; ina di troppi calcolicomplicati Iacea d’ uopo, ed ap-pena data opera al lavoro Io ab-bandonava: non così fece di misaggio critico sulla filosofia de’Ro-mani, ove veniva dicendo quantoCicerone vi aggiunse del suo, equanto della filosofia de’ Greci,specialmente di Platone. Questolavoro fu quasi condotto a termi-ne, come apparisce dalle sue let-tere.Dalle quali appare pure averelui dato in Pavia un parere sovraalcuni punti di una causa crimi-nale, e un estratto ragionato, che
gli si chiese in Amsterdam, diantichi trattati tra il Portogalloe la Spagna in una contesa traquesta e 1' Olanda intorno alla li-bera navigazione de’mari orien-tali.
Fra le carte deH’illustre estin-to si rinvenne un poema giova-rle, cui intitolò Teodosio, delquale però non è menzione nellesue epistole.
Non pare che duratatc il suouffizio di bibliotecario presso ilCrevenna, siasi occupato di forma-re un catalogo di quella libreria;ma bensì rilevasi dalle sue lettere,ch’egli intendesse allo studio dellediverse lingue, di citi avea d’uoponel disimpegno del suo ufficio, ól-tre la greca, la latina e la franceseclic possedea assai bene. Solo si sa,che, quando il Crevenna, per ri-parare in parte ad Una grave perdita sofferta, fu costretto di alie-nare buona parte della sua biblio-teca, egli cooperasse alla redazio-ne «li quel catalogo, cui pose ma-no lo stesso Crevenna.
Quando fu presso lo Spencer,ebbe ad ordinare la costui libre-ria, ch’orasi di assai annientataper l’acquisto di quella del contellewschi ministro dell’ imperato-re presso la corte inglese ; il chefette con metodo enciclopedico.Oltre questa cura di gravissimomomento, ebbe l’altra di giovarede’ suoi lumi sulle lingue non so-lo la madre del Lord peritissimain molti idiomi, ma eziandio unafiglia del medésimo, e la sposadel primogenito di tal nobile la-miglia. Non avvi della bibliotecaSpencer che un semplicissimo ca-talogo, il solo eli’ e’ potesse farein mezzo alle cure di cui dicem-mo, e del quale il celebre Dibdinpare essersi giovato pel suo fami-gerato catalogo della stessa bi-blioteca, che tiene oggi il prima-to fra quanti comparvero al pub-blico. Non vi fu fatta tnenziofitì