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[Volume terzo e volume quatro.]
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pubblicata iti Venezia per curadel Rubiti nell’ Epistolario deiviventi valorosi letterali.

Quasi tutte le sue poesie ed al-cune delle sue prose sono statostampate o separatamente, o nelleraccolte che in varie città si pub-blicavano, ma raramente col suonume. Nondimeno fu conosciutis-simo ai letterati, e 1’ Arcadia diRoma l’annoverò fra i suoi pasto-ri col nome di Elirendo Aulo-nen e 1’ Accademia dei Quirini diRoma, e la Colombaria, e quelladegli Apatisti di Firenze, eia So-cietà Letteraria Umbro - Amelio-f'oba di Amelia, e l’Accademia Au-gusta di Perugia, e 1’ Etnisca diCortona, e quella dei Neghittosi diCittà delia Piave, e quella dei Ri-nascenti di Fossombrone fecero agara nell’inviargli il diploma diloro socio, E se a ciò si aggiunge

che enfi fu intimo amico di moltio

altissimi personaggi, non recheràpiù meraviglia che fosse 1’ idolodei suoi concittadini.

Aveva l'organo dell’imitazionesviluppatissimo, e con l’assiduostudio perfezionò tal dote in ma-niera che riesci eccellente nelladeclamazione in particolare mododella tragedia; declamò con lodeanche nella commedia della qualeera amantissimo. La soleva eglichiamare la scuola dei costumi ,e a tale offffetto la voleva (ino alloscrupolo castigata acciò non failis-se lo scopo ; la credeva e la pre-dicava necessaria per punire lecolpe di quei potenti che diflicil-incute possono essere raggiuntidalla legge, per correggere queipiccoli difetti che la sola sferzacomica è destinata a colpire. Nèsolo coi precetti ma ancora conl’esempio inculcò la frequenza delteatro, giacché sempre finché eb-be forza e vista fu uno dei pri-mi ad occuparvi il suo posto, esolea dire ai capi di famiglia chenelle produzioni deli’ imitabile

Goldoni dovevano imparare a co-noscere le passioni umano, tantobene da esso descritte, per nonfarsi sorprendere dalla scaltrezzae dalle lusinghe delle false virtù.Ciò premesso, è inutile il dire chefu uno de’più zelanti socii dellapatria Accademia Filodrammati-ca, e che spesso istruiva in quelteatro la gioventù nella declama-zione. Dirò piuttosto eh’ egli col-tivò con molto successo anche lamusica, e seppe farla amare ancheai due nipoti Vincenzo e Anni-baie che formavano la sua delizia;aggiungerò che fu altresì più chemediocremente istruito nel dise-gno, e che sentiva profondamen-te in fatto di belle arti; che fudi nobile aspetto, elegaute nelballo, agile ed esperto nella scher-ma, nel bigliardo, e nel pallone.

Benché ricco di tante doti fuumile, riservato e rifuggente per-fino dal sincero applauso, e dallagloria provocata dal merito. L’a-mabilità del suo carattere bancodisinvolto prudente spiccò in mil-le incontri nel disbrigo delle pub-bliche e delle domestiche faccen-de, nella direzione (della sua dilet-ta Accademia, nelle conversazioni,nei giochi. Fu schiettamente reli-gioso, e perciò fu sempre persua-so che il fondamento di ogni vir-tù è nel vangelo, dai dettami delquale mai non si diparti.

Con animo tranquillo soffri ledisgrazie ; la sola della quale eglivivamente si lamentò fu la perdi-ta della vista, perchè io privava,come egli dolendosi diceva, dellalettura dei libri, della vista deisuoi cari.

Amò il luogo natio con una spe-cie d’idolatria, e gli fece tuttoquel bene che potè ; fu affeziona-tissimo alla patria comune, e per-ciò diffidò sempre degli stranieri,e sempre vituperò quelli Italianiche si facevano servili imitatoridelle straniere letterature.