Ai primi «li giugno 1826 , que-st’ottimo cittadino si ammalava, elidi 28 dello stosso mese, munito ditutti i conforti della religione, ren-deva 1 ‘ anima al Signore.
I suoi concittadini riguardaro-no la sua morte come una perditagravissima, sinceramente lo pian-sero, e ancor lo rammentano conriverenza. L’Accademia dei Libe-ri unitamente alla Società Filar-monica il dì 6 maggio 1820, con-sacrò alla sua preziosa memoriauna solenne adunanza nella quale«lai più dotti suoi concittadini fu-rono celebrate le sue virtù ed ilsuo ingegno, e fu in tal circostan-za solennemente collocato il suoritratto nella sala del palazzo mu-nicipale, fra quelli degli altri uo-mini illustri di Città di Castello.
Francesco Ghkrarbi Dragomanni.
BRUCALASSI (Dottor Nico-la), nacque in Perugia l’annoi"6'6. Il sacro fuoco dell’ingegnosi manifestò in lui fin dagli annipiù teneri, ed annunciò un uomodotato di un’anima non comunefelicemente disposta alle scienzee alle arti belle : apparò i rudi-menti della lingua di Tullio e diVirgilio prima dal Battaglini, poidal Tulliani: studiò le umane let-tere sotto la direzione del Pa-scucci, e svolse le immortali pagi-ne de’ classici latini sotto quella«lei Calindri. Rendutosi profondonelle scienze più severe, ed eser-citato ne’bei campi della eloquen-za e della poesia, fu eletto a pro-fessore di retorica e di poesia nel-1 ’ inclito Ateneo Perugino, don-de diffuse i primi semi e i primilumi di quella letteraria istituzio-ne, che divenne in seguito ognorpiù fulgida e feconda. Insegnò po-scia filosofia in quella università,donde dettò auree lucubrazioni diètica con tanta purità ed eleganzadi latino stile da ricordare il seco-lo d’Augusto. Accaduta la rivolu-
zione, non potò più dalla catte-dra qual pubblico istitutore dif-fondere la doti a sua voce, ma bra-moso di tener vive le speranzedella patria in fatto di sapere ,raccolse a sé dintorno fra le do-mestiche pareti le muse e apriun’utilissima privata scuola, a cuiaccorsero i più ingegnosi giovani :molto ivi operò per ricondurre alnativo splendore la eloquenza ela poesia; e, vinti gli ostacoli, dievi si frapposero, vivide le fecescintillare , e le sacro faville delsapere destò nel petto de’fortu-nati suoi alunni; ond'è che abuon diritto può chiamarsi il fon-datore dì quella letteratura in Pe-rugia, che ora non cede ad altridelle più cospicue città d’Italia.
Dileguatosi il nembo, egli risalìsu quella cattedra , che prima oc-cupava, raddoppiando di cure performare con aurei precetti facon-di oratori c immaginosi poeti .Quando 1 ’ università Perugina furestituita all’antica sua grandezza,egli fu eletto a professore di su-blime eloquenza e poesia, ove die-tro la scorta del Blair le fonti ad-ditò del vero bello, e del grandene’generi tutti della eloquenza, onella lirica ed epica e drammaticipoesia ; e i suoi giovani alunni perlui furono ripieni di quello spiri-to, onde ebbono vita le eterne o-pere di Demostene, di Sofocle, diOmero, di Tullio, di Virgilio, diOrazio, dell’Alighieri, del Petrar-ca, del Tasso e dell’ Ariosto.
I lavori della sua adolescenza fu-rono un’ orazione panegirica lati-na in lode di Luca Evangelista,che recitò nel Teologico Collegiodi Perugia; un melodramma sa-cro destinato alle laudi dell’invittomartire Costanzo Perugino ; alcu-ne poesie estemporanee, che fu-rono assai commendate dal celebreRiganti, e dal Mariotti ; cose tutteche non videro la luce.
In età più adulta la sua feconda